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Dove Bisogna stare. A Tione il regista giudicariese Stefano Collizzolli presenta il suo ultimo film

Tione
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Mercoledì 20 marzo, alle 20.30 il regista giudicariese Stefano Collizzolli sarà a Tione per presentare il suo ultimo film: "Dove bisogna stare". Il film per la sceneggiatura di Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone, arricchito dalla fotografia di Matteo Calore, dal montaggio di Enrico Giovannone, dalle musiche di Walter Magri, Rodolfo Mongitore, Massimo Miride, Giorgio Ferrero, Evandro Fornasier e dalle interpretazioni di Jessica Cosenza, Georgia Borderi, Elena Pozzallo, Lorena Fornasier sta riscuotendo successo di pubblico e di critica in tutta Italia.

 

Di seguito la bella recensione di cineforum.it

C’è un Paese raccontato come terrorizzato dalle migrazioni e violentemente ostile nei confronti dei migranti, una narrazione su cui un ceto politico continua a costruire la propria identità e le proprie fortune elettorali a fronte di un’altra parte di ceto politico che sembra incapace di parlare a un Paese spaventato e sempre più aggressivo. Ma esiste anche un altro Paese, che pratica solidarietà e lotta per i diritti ogni giorno, in maniera spesso informale e non strutturata. Il film racconta quattro donne, Elena, Georgia, Jessica e Lorena, di età diverse, che in luoghi diversi sono impegnate in attività a prima vista assurde per il senso comune o quello spacciato come tale.

Rovesciano lo specchio e raccontano una storia di immigrazione in cui gli immigrati fanno quasi da sfondo, Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli, nel loro documentario Dove bisogna stare, distribuito da ZaLab e nato col supporto di Medici senza frontiere.

Veri protagonisti della loro indagine sono, infatti, non tanto coloro che giunti nel nostro Paese richiedono un aiuto, quanto piuttosto coloro che sono disposti ad offrirglielo. Persone comuni, che, per dirlo con le loro stesse parole, «fanno politica senza sapere di farla», che danno ciò che possono, lottano per i propri ideali e rispondono attivamente a un problema, perché incapaci di voltare semplicemente lo sguardo da un’altra parte.

Protagonisti che sono in realtà tutte donne – Giorgia di Como; Lorena di Pordenone; Elena della Val di Susa; Jessica di Cosenza – i cui nomi compaiono nero su bianco, all’inizio del film, come punti cardinali su una carta dell’Italia. Donne moderne, al passo coi tempi, esempi di forza e determinazione, punti cardinali anche nell’ideologia, che Gaglianone e Collizzolli seguono nelle loro attività, ascoltano nel loro raccontarsi, spalleggiano nella loro presa di posizione.

Non è uno sguardo oggettivo e distaccato, quello dei registi, i quali, come il titolo suggerisce, scelgono da che parte stare, così come le loro eroine, prima di loro stessi, hanno scelto di essere dove era necessario essere. Ritornando sui suoi passi, insomma, Gaglianone si approccia nuovamente al tema dell’integrazione già indagato nel film fiction La mia classe, ma lo fa con lo sguardo e la consapevolezza nuovi, acquisiti in lavori come il precedente Qui, di cui, per altro, corregge il tiro, riducendo il numero di voci presentate e consentendo loro maggior spazio espressivo, con il risultato di una maggiore profondità individuale.

Ecco quindi che in Dove bisogna stare, Giorgia, Lorena, Elena e Jessica oltre ad agire, possono ricordare, rivelare le proprie radici familiari, il proprio passato e vissuto. Per farlo, Gaglianone e Collizzolli si servono di una commistione di stili di ripresa, dal filmato amatoriale, al frame di repertorio giornalistico, senza timore di sporcare l’immagine, così come non hanno timore nello “sporcarsi le mani”. Seguono le loro quattro protagoniste, stando loro a fianco mentre, ingioiellate, si arrampicano su inferriate, alzano la voce per imporre le regole, si informano sulla vita di chi hanno di fronte, camminano nella neve per chilometri, fino a fare dei problemi dell’immigrato, i loro stessi problemi, come dimostra, una su tutte, Jessica con le difficoltà linguistiche e culturali in cui incappa stando a contatto con persone di diversa provenienza.

Anni di presenza attiva che, come dichiarano le stesse donne in una delle scene finali del film, con un interessante sfumare di parole e volti dell’una sull’altra, comporta, come risultato, «non essere né di qua né di là»: non più nella vita di un tempo, non abbastanza per comprendere il vissuto di chi fugge dal suo Paese. Sono loro, ora, a fianco degli immigrati, a sentirsi fuori posto, per aver scelto di stare dove bisogna stare.