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Fri, Jul

Prestigioso primato per il polivalente atleta della Val di Rabbi Gil Pintarelli: insieme al bergamasco William Boffelli, compagno di squadra del Crazy Idea Team, ha infatti centrato il cosiddetto “record delle 13 cime”, soffiandolo ai fortissimi valtellinesi Robert Antonioli e Stefano Confortola. I due affiatati skyrunner hanno realizzato nei giorni scorsi una straordinaria performance, facendo segnare  il nuovo record della traversata delle 13 cime del Gruppo dell’Ortles Cevedale: una classica dell’alpinismo lombardo-trentino, molto nota anche a livello europeo. Una lunga cavalcata sullo spartiacque tra Lombardia e Trentino, inaugurata ancora nel 1891, immersa nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio e che consente di aggirare da nord verso sud e rientrando ad ovest, uno dei maggiori complessi glaciali d’Italia: dalla vedretta del Cevedale, alla vedretta de la Mare, vedretta Rossa e l’imponente ghiacciaio dei Forni, che costituisce la più estesa colata glaciale di tipo himalaiano delle Alpi italiane. Il trentino Gil Pintarelli (nato in Svizzera da genitori valsuganotti ma da molti anni residente in Val di Rabbi) ed il bergamasco di Roncobello, in Val Brembana, William Boffelli, hanno corso nel teatro della terribile Guerra Bianca, il conflitto della neve e dei ghiacciai,  fissando il nuovo limite in 7h50’ e polverizzando quindi il precedente tempo di Antonioli e Confortola (9h52’).

Le 13 cime toccate dai due corridori delle vette sono il Pizzo Tresero, Punta Pedranzini, Cima Dosegù, San Matteo, Monte Giumella, Punta Cadini, Rocca Santa Caterina, Cima di Pejo, Punta Taviela, Monte Vioz, Palon de La Mare, Monte Rosole e Cevedale. Un percorso da puri skyrunner, con uno sviluppo di 37 km ed un dislivello positivo di 4000 m su montagne tutte superiori ai 3400 m, con la cima più alta rappresentata dal Cevedale (3769 metri di quota). "L’idea di tentare il record delle 13 cime dell’Ortles Cevedale è nata a maggio” – dice Pintarelli –.” Mi trovavo sullo splendido San Matteo per fare scialpinismo e mi sono detto: sarebbe bellissimo correre qui e tentare le 13 cime“. Su internet ho trovato dei bellissimi filmati prodotti da Antonioli e Confortola in occasione del record fatto segnare nel 2018. E proprio guardando queste immagini mi sono riproposto di provare a battere questo primato. Ne ho parlato con William Boffelli, mio compagno alla Crazy, e subito ha sposato l’idea con grandissimo entusiasmo… a dire il vero si è appassionato al fatto di percorrere le 13 cime e di tentare il record più di me". E così nella notte di mercoledì 8 luglio, alle ore 1.22, i due atleti sono partiti dalla piazza centrale di Santa Caterina Valfurva, salendo verso il Pizzo Tresero; la lunga traversata di corsa si è conclusa dopo 7 ore e 50 minuti,  transitando alla fine per il Rifugio Pizzini in Val Cedec, ai piedi dell'imponente sagoma del Gran Zebrù, stringendo i denti  poi con l’ultimo tratto di 10 km su strada carreggiabile per rientrare nel noto borgo lombardo. Un ennesimo record da battere, a cui stanno già pensando vari atleti delle discipline degli sport di resistenza, ma che dovranno trovare coraggio e condizioni ideali indispensabili per poter competere su percorsi di alta montagna, incantevoli scenari che attraggono ogni estate numerosi alpinisti ed appassionati.

L’Azienda provinciale per i servizi sanitari sta assistendo da questa notte un centinaio  di ragazzi per una sospetta intossicazione alimentare che ha colpito parte di un gruppo di studenti della scuola secondaria di primo grado in vacanza a Folgarida di Dimaro, in Val di Sole.

Il  gruppo, formato da circa 200 ragazzi, proviene dall’Emilia-Romagna e dalla Toscana. Undici ragazzi sono al momento sotto osservazione, e trattati con terapia idratante, all’ospedale Valli del Noce di Cles mentre due sono stati trasferiti al Santa Chiara di Trento per non sovraccaricare il presidio di Cles. Si tratta comunque di casi non gravi e che presumibilmente saranno dimessi nel pomeriggio.

I ragazzi si sono sentiti male durante la notte e sono stati subito soccorsi dal sistema di Trentino Emergenza e dalle strutture territoriali dell’Apss. Sul posto sono intervenuti i medici e gli infermieri del 118, i medici dell’assistenza territoriale e i volontari della Croce Rossa Provinciale, di Dimaro e di Malè.

All’interno dell’albergo che ospita le comitive è stata allestita un’astanteria per curare direttamente sul posto le persone che mostravano sintomi gastrointestinali.

Grazie alla professionalità degli operatori del sistema di emergenza e dei diversi professionisti del territorio e grazie anche alla collaborazione del sistema ricettivo di Folgarida e dell’albergo dove alloggiano i ragazzi è stato possibile quindi limitare i disagi per i ragazzi e gli accompagnatori e contenere gli inevitabili timori.

Le comitive si stanno preparando per partire nel pomeriggio e trascorrere la convalescenza a casa.

I Nas di Trento e i tecnici Apss dell’igiene pubblica hanno prelevato campioni di alimenti e stanno lavorando in queste ore sulle indagini epidemiologiche per individuare le cause.

“Una serata sui progetti degli interventi già fatti e su quelli che verranno portati avanti in futuro, con l’ascolto comprensibile e legittimo di chi vuole fare domande e portare in evidenza criticità o preoccupazioni, ma nella direzione di dare maggiore sicurezza al territorio” così il presidente della Provincia autonoma di Trento ha definito l’incontro svoltosi ieri sera a Dimaro, in un affollato teatro comunale che ha visto sul tavolo dei relatori, oltre allo stesso presidente, l’assessore all’agricoltura e foreste, i sindaci di Dimaro e Commezzadura, il dirigente generale dell’Umst Grandi Opere e ricostruzione Raffaele De Col, i tecnici del servizio Bacini Montani Roberto Coali e Andrea Casonato. “Il vostro territorio, così duramente colpito, ha mostrato fin da subito la forza di rialzarsi – ha sottolineato il governatore – la comunità ha mostrato una grande capacità di reagire, mettendo in campo tutta la propria coscienza civica. Anche da parte dell’amministrazione è stato fatto il possibile per avviare in tempi brevi la ricostruzione, investendo risorse e con l’apporto di tutti, tecnici e rappresentanti istituzionali di maggioranza e di opposizione”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche dall’assessore all’agricoltura e foreste ai servizi provinciali, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile. “Dimaro ha dato un grande esempio di comunità, affrontando una situazione drammatica. Adesso guardiamo al futuro, investendo in progetti di messa in sicurezza”, ha detto ancora l’assessore.

Come spiegato nel corso della serata, gli interventi per la messa in sicurezza del conoide del rio Rotian si suddividono in tre tranche: nella parte alta sono state trovate soluzioni per contrastare l’eventuale innesco di materiale, nella parte media per aumentare la capacità di laminazione dei detriti e nella parte bassa per l’adeguamento della deviazione del torrente, che si getta nel Noce proprio a fianco dell’abitato di Dimaro. Intanto, la buona notizia data agli sfollati è che potranno rientrare nelle loro case ragionevolmente nella prima estate prossima, a seguito di tutti i controlli necessari di sicurezza effettuati dalla Protezione civile.

Nel corso dell’incontro non sono solo state mostrate planimetrie, illustrate sezioni e profili del progetto, ma si è anche voluto ricostruire le drammatiche fasi del disastro. Nei giorni del 27 e 28 ottobre scorsi, quelli che precedono la terribile esondazione del Rotian, costata una giovane vittima e danni ingentissimi per la comunità di Dimaro, l’intensità delle piogge è stata tale da non essere mai stata registrata in precedenza, raggiungendo una media matematica che non si riscontrava da 150 anni. Con il passare delle ore il contenuto d’acqua nei terreni ha raggiunto in breve tempo la saturazione e lo scroscio continuo della pioggia, associato a fortissimi venti, ha innescato una colata di detriti alimentata dalla morena glaciale laterale al corso del fiume, dove sono immersi grossi blocchi di roccia sostenuti da sabbie e ghiaie. Le briglie degli anni '70 hanno ceduto alle spinte e agli urti, liberando grandi quantità di materiale e anche il più recente sistema di controllo delle colate è riuscito a contrastare il fenomeno solo parzialmente.

A seguire questi eventi calamitosi, i primi interventi di sgombro e messa in sicurezza, fino alla progettazione di più consistenti lavori che interessano il conoide del Rotian. L’intervento della parte alta, come è stato illustrato ieri, comprende le demolizioni e l’avvallamento di briglie residue, il deprezzamento dei massi presenti nell’alveo e sui versanti, il taglio della vegetazione instabile. Nella parte media verranno invece costruiti nuovi contrafforti per il rallentamento e l’arresto dei blocchi rocciosi e un secondo sistema, oltre all’esistente, di laminazione del trasporto solido. Nella parte bassa, che riguarda più direttamente l’abitato di Dimaro, si intende ricostruire e adeguare il canale deviatore, dimensionandolo dal punto di vista idraulico.