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Fri, May

Avevo sognato... l'intervento di Mario Antolini Musón alla presentazione del n. 100 di Judicaria a coronamento dell’assemblea annuale

Giudicarie
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Ringrazio dell’invito a partecipare a questo incontro ed alla cortesia che mi viene data di poter parlare a cuore aperto fra amiche ed amici che si comprendono e che sanno stare bene insieme. Dato il giusto merito a tutti coloro che hanno portato il Centro Studi Judicaria, con innegabili successi, fino all’odierna assemblea, mi permetto sommessamente esporre - quasi come testamento - i sogni fatti e rimasti incompiuti dal momento che li ho avuti al nascere del Centro ed alla fondazione della rivista. Lo faccio con ampia soddisfazione e senza alcun rammarico né con inopportuni accenti di critica, ma unicamente come sfogo di nostalgia, come un’eco di quei miei lontani entusiasmi pionieristici che sono rimasti intatti:

·     Avevo sognato che il CSJ potesse diventare un “Ente di diritto pubblico” - come i Bim, le Biblioteche comunali, il Parco - con un proprio Direttivo ed i possibili e necessari dipendenti di competenza lasciando agli organi della Presidenza i compiti di indirizzo, di proposta e di vigilanza. Avevo suggerito anche alla Provincia la possibile istituzione in ogni Comunità di Valle di un Ente di diritto pubblico riservato alla Cultura. Lo sogno ancora e mi permetto di affidarlo ai posteri.

·     Altro sogno la compilazione di volumi riservati alla Geografia delle Giudicarie ed alla Storia delle Giudicarie - come avvenuto con la collaborazione del Ceis per le Giudicarie Esteriori - con un manuale scolastico da imporre nelle scuole di tutto il territorio comprensoriale di generazione in generazione. Penso che al momento le popolazioni judicariensi non sappiano ancora la loro storia ben precisa e dettagliata né conoscano a fondo il loro territorio.

·     Terzo sogno la diffusione capillare e gratuita della rivista Judicaria a tutte le popolazioni della Judicaria, come da quasi due decenni, con tanta benemerenza, sta facendo “il Giornale delle Giudicarie”. Se la cultura rimane a livello di élite non credo che abbia ragion di essere; sono le popolazioni (a tutti i livelli, come fa la scuola) che hanno estremo bisogno di essere acculturate e di partecipare all’acculturazione progressiva. Si pensi se questa collana che oggi è giunta al centesimo volume (con tutta la coda delle altre numerose pubblicazioni) fosse presente in ogni famiglia, vecchia e nuova, in tutta la Judicaria; quante persone risulterebbe coinvolte nell’azione di questo Centro Studi!

Scusate lo sfogo ma non potevo non farlo per il bene che sento di avere per questo nostro Centro Studi che mi riempie il cuore ed al quale auguro un avvenire di successo nella certezza di saperlo in buone mani ed avviato su una strada maestra. - Grazie.

 

Mario Antolini Musón