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Mon, Jan

 

Inaugurato il primo Festival della Memoria. Negli spazi dell’Officina dell’Autonomia è stata allestita la mostra del Museo di di Auschwitz-Birkenau.

 

Si è aperto ufficialmente lunedì pomeriggio Living Memory, il primo Festival della Memoria creato dall’associazione “Terra del Fuoco Trentino”, in collaborazione con la Fondazione Museo storico e con il sostegno del Servizio attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Contestualmente è stata inaugurata la mostra ufficiale del Museo di Auschwitz-Birkenau “German Nazi Death Camp Konzentrationslager Auschwitz” all’interno degli spazi dell’Officina dell’Autonomia in via Zanella 1/A a Trento, sede della Fondazione Museo storico.

 

Il Festival rappresenta un’esperienza unica per i nostri studenti e per la cittadinanza tutta” ha osservato l’assessore provinciale all’istruzione e alla cultura Mirko Bisesti, che ha parlato dell’opportunità di offerta di “ascoltare i testimoni della tragedia dell’Olocausto e visitare virtualmente il campo di concentramento e centro di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. Il Trentino intende in questo modo vivere la memoria come una vera esperienza, ricordando che nel mondo ancora oggi ci sono realtà che ripetono quelle nefandezze”. Gli appuntamenti sono trasmessi in streaming attraverso il sito.

 

Introdotto dalla giornalista Denise Rocca, l’appuntamento ha visto l’intervento della direttrice della Casa editrice del Museo di Auschwitz-Birkenau, Jadwiga Pinderska-Lech, che ha parlato della nascita di questa importante realtà, che ha messo a disposizione la propria mostra ufficiale, aperta al pubblico a Trento nei giorni feriali a partire da mercoledì 20 dalle ore 10 alle 17. L’esposizione sarà itinerante sul territorio provinciale, a cura dell’associazione Terra del Fuoco Trentino.

 

Il direttore della Fondazione Museo Storico Giuseppe Ferrandi ha evidenziato come fare memoria oggi sia una vera e propria sfida: “L’esposizione degli oggetti dei deportati è importante anche per smentire i negazionisti. La forza degli oggetti è un antidoto fondamentale alla fabbricazione di bugie e al tentativo di ‘disinnescare’ questa storia”.

Il presidente della Consulta degli studenti Vittorio Benoni e la sovrintende scolastica provinciale Viviana Sbardella hanno ringraziato gli organizzatori degli eventi: “L’impossibilità di organizzare il “Treno della memoria’ a causa dell’emergenza Covid si è trasformata in un’opportunità. Aiutare i nostri ragazzi a comprendere ciò che è accaduto è fondamentale” sono state le parole di Sbardella.

 

 

 

«Vogliamo lavorare». È questo, in estrema sintesi, il messaggio che ristoranti e baristi trentini hanno lanciato oggi al governo italiano, attraverso il Commissario del Governo Sandro Lombardi, al quale hanno consegnato simbolicamente i propri grembiuli. Un messaggio lanciato a gran voce e con fermezza, grazie alla massiccia adesione alla manifestazione indetta da Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino: il corteo, composto da 300 automobili, è partito da piazzale Zuffo poco prima delle 9 ed ha raggiunto il palazzo del Commissariato del Governo attorno alle 10.30. Sulle vetture dei partecipanti sono stati sistemati i grembiuli e manifesti con lo slogan della manifestazione: #basta! Basta con le restrizioni, basta con le chiusure, basta con i divieti: è ora di tornare a pensare, oltre alla salute, anche all’economia.

 

Le prime automobili sono arrivate al piazzale Zuffo attorno alle 7:30. Sotto lo sguardo degli agenti della Polizia Municipale di Trento (che hanno scortato con discrezione e professionalità l’intero corteo), ristoratori e pubblici esercenti aderenti a Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino hanno aderito in massa alla manifestazione “Grembiuli bianchi”, organizzata per esprimere lo stato di fortissimo disagio nel quale si trovano le categorie di bar e ristoranti.

Alla partenza erano presenti, oltre ai presidenti delle Associazioni promotrici, ovvero Marco Fontanari per l’Associazione ristoratori del Trentino (Confcommercio Trentino), Fabia Roman per l’Associazione pubblici esercizi del Trentino (Confcommercio Trentino) e Massimiliano Peterlana (Fiepet Trentino), c’erano anche il presidente di Confesercenti del Trentino Renato Villotti e di Confcommercio Trentino Giovanni Bort con i vicepresidenti Mauro Bonvicin e Massimo Piffer, ed i direttori Aldi Cekrezi e Giovanni Profumo.
Poco prima delle 9 le vetture hanno lasciato il parcheggio per dirigersi lentamente, in due distinti cortei, verso il palazzo del Commissariato del Governo in via Piave. L’impatto sulla viabilità cittadina è stato significativo, benché limitato nel tempo per espressa volontà degli stessi organizzatori che hanno voluto mantenere un equilibrio tra la necessità di farsi sentire e il desiderio di contenere i disagi per i cittadini.

Il corteo è giunto a destinazione intorno alle 10.30: davanti al palazzo del Commissariato ciascun partecipante ha deposto il proprio grembiule: tutti sono stati poi raccolti e consegnati idealmente al Commissario del Governo Sandro Lombardi, sceso ad incontrare gli organizzatori della manifestazione.

«Appena risalirò nel mio ufficio – ha detto il Commissario – invierò subito ai Ministeri competenti il documento con le vostre richieste, accompagnato da una mia relazione.

Comprendo le ragioni della vostra protesta visto che la vostra categoria è stata fortemente penalizzata. Vi chiedo di stringere i denti poiché questo è il momento della compattezza e dell’unità»

Al Commissario Lombardi è stato consegnato un documento con le istanze degli imprenditori, i cui punti salienti sono riportati in calce a questo comunicato. Su tutte le richieste, la più importante è quella di ottenere quanto prima di aprire anche alla sera. L’alternativa sono esclusivamente i ristori, ma questa volta adeguati alle perdite che hanno interessato le imprese.
Alle 12 una rappresentanza dei manifestanti è stata ricevuta dall’Assessore provinciale Roberto Failoni (nelle veci del presidente Maurizio Fugatti impegnato in videoconferenza col Governo) che ha assicurato la vicinanza dell’ente alle ragioni degli esercenti e il massimo impegno possibile per sostenere le imprese in questo momento estremamente delicato.

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«Abbiamo dimostrato – hanno dichiarato i presidenti delle Associazioni dei pubblici esercizi e dei Ristoratori aderenti a Confcommercio Trentino, Fabia Roman e Marco Fontanari – con rispetto e senso di responsabilità, che per la nostra categoria la misura è ormai colma. Le centinaia di colleghi presenti stamattina chiedono di poter tornare a lavorare subito, senza “se” e senza “ma”. In sicurezza, con una strategia attenta, ma in tempi brevi e certi. Altrimenti l’unica soluzione sono i ristori, ma non quelli insufficienti previsti finora e che nemmeno tutte le imprese hanno ancora ricevuto. Ad oggi dopo tante promesse non c’è ancora nulla: per noi diventa davvero difficile andare avanti e parliamo a nome di oltre 3.500 imprese per un indotto che riguarda almeno 15 mila lavoratori. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare: oggi chiediamo che ci venga riconosciuto il sacrosanto diritto costituzionale di lavorare, e di essere maggiormente rispettati».

«È stata una manifestazione senza precedenti che per la prima volta ha visto compatta e unita una categoria di un settore difficile che raccoglie anche tante anime diverse – ha detto Massimiliano Peterlana, presidente di Fiepet Confesercenti del Trentino – Siamo soddisfatti che il Commissario del Governo e i rappresentanti della Provincia abbiano raccolto il nostro grido d’allarme ma abbiamo bisogno di fatti concreti. In questi mesi abbiamo visto ristoratori che hanno lavorato a regime ridotto; bar e pub notturni che hanno chiuso del tutto. Quello che chiediamo sono certezze. Certezze di lavoro, certezze nei ristori. Abbiamo bisogno di aiuto ma subito, ci sono mutui e conti da pagare. I nostri collaboratori in molti casi non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione o l’hanno ricevuta con importi molto bassi. Siamo una categoria allo stremo. Anche oggi abbiamo ricevuto la solidarietà della gente che ci ha visto passare, delle Istituzioni, ma abbiamo bisogno di interventi concreti e immediati».

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Le richieste degli esercenti in cinque punti

Ristori: non si disconosce quanto fatto finora dal Governo e dalla Provincia ma l’entità dei ristori e dei provvedimenti è insufficiente rispetto alle perdite subite dalla categoria. Va previsto uno stanziamento che garantisca almeno un ristoro pari al 30/40% delle perdite del periodo marzo-gennaio 2021.

Riduzione dei costi operativi:

Canoni di locazione: oggi molti imprenditori del settore non sono in grado di sostenere i costi degli affitti, che sono balzati mediamente dal 10% al 30% come incidenza sul fatturato. Bisogna intervenire con misure ad hoc per poterli ridefinire in maniera strutturale. Si rende necessario per almeno tutto il 2021 un blocco agli sfratti in questo settore, al fine di contenere la fuoriuscita di operatori per l’impossibilità di onorare i contratti di locazione o di affitto di ramo di azienda. È opportuno anche prevedere agevolazioni per i proprietari degli immobili, come la cedolare secca.

Cancellazione, differimenti oneri fiscali: va prevista una dilazione ad almeno 10 anni delle scadenze fiscali indifferibili ed una cancellazione per le imposte come Imis – TARI – TOSAP direttamente collegate alla gestione delle attività.

Decontribuzione oneri sociali: prolungare la cassa Integrazione. Licenziare è un gesto estremo, doloroso, ma non si può chiedere alle imprese in questo momento di farsi carico di ulteriori costi sociali. Va incentivato un “patto occupazionale” per favorire il mantenimento delle competenze all’interno del settore limitando l’espulsione delle lavoratrici e dei lavoratori grazie a un taglio del costo degli oneri sociali per i lavoratori della ristorazione. Sì agli incentivi per le nuove assunzioni ma si premi soprattutto chi riesce a mantenere l’occupazione.

Generazione liquidità, patto con i sistemi bancari: serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese, subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 10/15 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese di ottenere quelle liquidità per rialzarsi e ripagare il debito in un periodo sostenibile. Vanno inoltre previste ulteriori moratorie anche nel corso del 2021.

Rimodulazione Iva: in diversi Paesi del continente europeo si è provveduto a ridurre l’Iva sulla ristorazione al fine di sostenere la domanda.

Riordino del settore: è indubbio che da questa crisi vada tratto qualche insegnamento per far sì che quanto sta accadendo non sia invano e si possano predisporre degli accorgimenti per evitare che un momento del genere possa ripetersi. Per questo è fondamentale rivedere i criteri di accesso al settore della ristorazione: il periodo di crisi che stiamo vivendo sta evidenziando la fragilità del sistema dovuta anche alle liberalizzazioni del 2006. Questo settore è stato troppo spesso serbatoio di improvvisazione imprenditoriale e una reale mancanza di requisiti professionali all’ingresso ha generato un eccesso di offerta che poggia su radici fragili, dove la qualità è stata sacrificata in nome dei prezzi. Va rivisto l’impianto normativo che regola il settore, al fine di identificare dei parametri di ingresso al mercato più stringenti e qualificanti ed eviti l’infiltrazione di sistemi malavitosi.

 

 

Una panchina rossa per Agitu in piazza Santa Maria Maggiore. Stamattina, al mercato in piazza Santa Maria Maggiore, al posto del banchetto di formaggi di Agitu Ideo Gudeta, c’era una panchina rossa, collocata dal personale dell’ufficio Parchi e giardini del Comune.

 

Non è dunque rimasto vuoto lo spazio che Agitu occupava con i suoi prodotti e soprattutto con l’umanità e la simpatia che hanno conquistato tanti cittadini di Trento e non solo. Tra i fiori portati dai negozianti e dai clienti della piazza, sulla panchina si distingueva una frase, che presto sarà incisa su una targa di metallo: “Per Agitu, per tutte le donne vittime di violenza. Trento non dimentica”.

 



 

Accoglienza invernale, 132 i posti letto. I 38 riservati alle donne coprono la totalità delle richieste, 94 quelli per uomini. Trattativa con la Provincia per destinare ai senza dimora parte della “Fersina”.

Parliamo di emergenza freddo in modo improprio, perché il problema dei posti letto per i senza dimora si presenta puntuale ogni inverno, dunque non si tratta di emergenza. Per questo è tempo di pensare a soluzioni strutturali”. Così il sindaco Franco Ianeselli ha introdotto, durante la conferenza stampa post Giunta del lunedì, l’illustrazione dei numeri e delle strutture destinate all’accoglienza invernale. “Stiamo lavorando con la Provincia per recuperare nuovi spazi – ha annunciato il sindaco –  Abbiamo avuto un confronto con il Commissariato di Governo qualche giorno fa sull’ipotesi di utilizzare alcuni spazi disponibili alla Residenza Fersina: verificheremo quanto prima se la strada è percorribile”. Il sindaco ha inoltre ringraziato il vescovo Lauro Tisi e la Caritas per il loro impegno: “So che anche la Caritas sta lavorando per mettere a disposizione nuovi posti letto. Ringrazio don Lauro per la grande sensibilità. Certo è che Trento è una città che non dimentica gli ultimi, dunque contiamo di trovare a breve una soluzione insieme alla Provincia”.

 

Di seguito la situazione delle strutture di accoglienza ad oggi nel territorio comunale.

Sono 132 i posti letto per senza dimora attivi attualmente nel territorio del Comune di Trento. Di questi, 38 sono riservati alle donne e coprono la totalità delle richieste di alloggio femminile. I restanti – 94 in tutto – sono riservati agli uomini. Ai 63 posti attivi tutto l’anno offerti da Bonomelli (31, gestione Caritas), Villa Sant’Ignazio (2 per persone vulnerabili) e Casa della Giovane (30), ne sono stati aggiunti dunque 69, dedicati specificatamente all’accoglienza invernale: 10 alla Casa San Francesco (Astalli, per richiedenti protezione), 9 alla Bonomelli con l’utilizzo di un container chiamato “Presa”,  22 alla Casa Sant’Angela (Caritas), riservata ai non residenti e ai soggetti vulnerabili, 20 alla Casa Maurizio (Amici dei senzatetto), 8 alla Casa Paola (Amici dei senza tetto).

Si stima che attualmente siano un centinaio i senza dimora privi di un posto letto: visto il maltempo e il progressivo abbassarsi delle temperature, la risposta a questa richiesta è particolarmente urgente. È in corso un confronto con il Commissariato di Governo, che ha già dato il suo assenso, e con la Provincia, per destinare all’accoglienza invernale una parte della Residenza Fersina.

Accoglienza diurna al Punto d’Incontro: 130 persone accedono al Punto d’Incontro, ogni giorno da lunedì a venerdì dalle 9 alle 17, per fruire del pranzo e dei servizi di accoglienza, docce, segreteria, cambio abiti, lavanderia. Il sabato l’apertura è dalle ore 9 alle ore 14, domenica dalle 9 alle ore 13.30 per la colazione. L’apertura domenicale, durante la quale vengono accolte circa 70 persone, è possibile grazie a risorse provenienti da donazioni. La domenica le persone ricevono un pranzo d’asporto a Casa Baldé.

L’attività di sportello maschile di via Endrici è formalmente chiusa per l’accettazione delle domande di posto letto, che sono state raccolte fino al 18 novembre scorso. I nominativi delle persone che si rivolgono allo sportello dopo quella data vengono segnate in un elenco a parte e contattate una volta esaurita la lista definita il 18 novembre.

Il Servizio Attività sociali del Comune di Trento è membro del Tavolo Inclusione e si occupa della presa in carico individuale delle situazioni più fragili in collaborazione  con la Provincia, competente in materia di Servizi per senza dimora. Il Tavolo Inclusione, coordinato dalla stessa Provincia, è infatti un luogo  istituzionalizzato e permanente di lavoro sulle persone senza dimora che coinvolge tutti i soggetti, pubblici e privati, che partecipano all’organizzazione dei servizi per l’emarginazione grave.

 

 

 

Non si è fermata neppure nel week end l’attività di controllo della Polizia di Stato, voluta dal Questore di Trento, intorno allo scalo ferroviario di Trento. Nella mattinata di ieri, i giardini antistanti la stazione sono stato teatro dell’ennesimo arresto da parte dell’Unità Crimine Diffuso della Squadra Mobile, conosciuti come “Orsi”. A finire in carcere è stato uno spacciatore di nazionalità nigeriana.

 

L’uomo, un trentaquattrenne dimorante ad Ala, in sella ad una bicicletta, più volte segnalato da alcuni passanti agli agenti in borghese, è stato visto aggirarsi per le vie limitrofe alla stazione, fermandosi ogni volta vicino ad alcuni giovani, chiedendo a costoro se volessero acquistare stupefacente.

A questo punto, un equipaggio della Squadra Mobile si è appostato su alcuni tetti degli edifici palazzi ubicati intorno alla piazza, per poter osservare i movimenti del pusher senza essere visti.

Un’altra pattuglia dell’Unità Crimine Diffuso è rimasta nei giardini di Piazza Dante, ricevendo, in tempo reale, dai punti di osservazione individuati nei palazzi che circondano la piazza, le informazioni circa i movimenti dello spacciatore, e potendolo così seguire senza che se ne accorgesse ed allo stesso tempo venisse perso di vista.

Non appena lo spacciatore si è fermato nel parco antistante il Palazzo della Provincia, per prendere contatti con un cliente, un cittadino italiano di 46 anni, gli “Orsi”sono piombati sullo spacciatore, bloccando anche il cliente, sequestrandogli due dosi di hashish appena acquistate dallo straniero.

Nel frattempo, l'uomo ha tentato di divincolarsi dalla morsa degli investigatori della Questura di Trento, in parte riuscendovi, guadagnandosi, almeno per pochi passi, una fuga. Ma è stato subito bloccato da uno degli agenti intervenuti, che l’ha raggiunto dopo  una decina di metri nei pressi di via Dogana. Rinvenendo, e sequestrando, una busta di plastica con circa 60 dosi di eroina nonché la somma di 200 euro, frutto dell’attività di spaccio fino a quel momento effettuata.

 

 

Nel corso di una serie di controlli nei pressi dello scalo ferroviario, disposti dal Questore di Trento, la Polizia di Stato ha individuato un spacciatore nigeriano di ventitreenne anni, scarcerato lo scorso mese di maggio, dopo essere stato arrestato dalla Polizia di Trento alla fine dell’anno 2019, nel corso dell’operazione denominata “Sommo Poeta”, dal luogo, piazza Dante, ove erano soliti spacciare la droga i pusher.

Il giovane spacciatore è stato visto dall’unità crimine diffuso della Squadra Mobile, cedere una dose di droga ad un tossicodipendente italiano, proprio all’ingresso del sottopasso che dalla stazione porta verso corso Michelangelo Buonarroti.

A questo punto di agenti in borghese della Questura di Trento si sono avvicinati al pusher nigeriano per bloccarlo e sequestrate lo stupefacente. Ma il cittadino straniero, appena si è reso conto che la Polizia stesse piombando su di lui, ha deglutito, ingerendo alcune dosi di eroina custodite nella bocca. Successivamente è stato verificato che fossero 29.

A questo punto, d’accordo con il magistrato di Turno presso la Procura della Repubblica, l’uomo è stato portato presso l’Ospedale Santa Chiara per essere sottoposto ad una T.A.C. che confermasse, così come è stato, la circostanza paventata nel momento in cui è stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile e potesse essere sottoposto alle cure del caso.

Perché se si fossero frammentate nell’apparato digerente le dosi ingerite, la droga, una volta entrata nell’organismo, avrebbe potuto scatenare un’overdose, letale per il giovane nigeriano.
Una volta terminato l’esame strumentale, il pusher è stato ricoverato in una stanza singola posta al secondo piano del reparto di medicina generale dell’ospedale di Trento, in attesa che espellesse dal proprio organismo la droga, non ancora in stato di arresto proprio perché non aveva ancora evacuato la sostanza psicotropa.

Approfittando del fatto che, a causa del pericolo di contagio da coronavirus, una delle finestre fosse stata lasciata aperta per areare l’ambiente, con un balzo fulmineo dal letto, il giovane spacciatore si è lanciato nel vuoto dal secondo piano del reparto ove era ricoverato, nel tentativo di sfuggire all’arresto da parte della Polizia di Stato, che sarebbe scaturito una volta espulse le dosi ingerite.

 

Il giovane cittadino extracomunitario è atterrato su di una piattaforma di lamiera, posta a circa 10 metri dal punto da cui si è lanciato, che ha attutito la caduta, riportando una frattura di una vertebra lombare. Attualmente è an cora ricoverato presso il nosocomio di Trento, perché necessita di cure adeguate ed è stato anche sottoposto ad un intervento chirurgico per ridurre la frattura. Ma non versa in pericolo di vita.
Considerato che non può muoversi, gli agenti della Squadra Mobile hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Trento lo spacciatore e sequestrato le 29 dosi, nel frattempo espulse dal pusher.

 

Uomo ed una donna, fratello e sorella, rispettivamente di 42 e 44 anni, residenti a Trento, si sono presentati presso l’ufficio denunce della Questura, raccontando di un furto avvenuto nell’abitazione della madre, ricoverata presso l’ospedale Santa Chiara a causa della pandemia da COVID 19 e successivamente deceduta per delle complicazioni polmonari.

I due si sono resi conto del furto, perché quando la madre è stata ricoverata avevano installato una telecamera all’interno dell’appartamento, lasciato incustodito dall’anziana donna, una a settantaquattrenne nata a Trento.

 

Con enorme stupore l’uomo e la donna, visionando le immagini dell’apparato di video sorveglianza, hanno scoperto che il furto era stata perpetrato dalla vicina e dal compagno di quest’ultima, una guardia giurata. A quest’ultimi, l’anziana donna deceduta aveva lasciato le chiavi della propria abitazione, ritenendo che fossero due persone affidabili.

La Squadra Mobile, a cui sono state affidate le attività investigative, ha richiesto, ed ottenuto, immediatamente dalla Procura della Repubblica di Trento, un decreto di perquisizione dell’abitazione dei due ladri nonché di altri luoghi che fossero ritenuti sospetti. All’interno della casa dell’uomo e della donna , non è stato trovato alcunché. Ma gli agenti della Questura di Trento, hanno scoperto che la guardia giurata avesse anche la disponibilità di un locale interrato nei pressi di Via Mazzini. Proprio nella cantina, è stata ritrovata la somma sottratta, circa 14.000 euro, restituti ai figli della vittima deceduta a causa del coronavirus.

I due ladri sono stati denunciati ed alla guardia giurata è stata ritirata l’arma nonché il porto d’armi. Toccherà ora al Questore di Trento decidere se revocare del tutto il titolo che consente di poter girare armato all’uomo nonché di esercitare la professione di vigilantes.

 

 

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