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Mon, Aug

Si è aperta questo pomeriggio con un evento pubblico al teatro Sociale di Trento l’edizione 2021 del Festival dell’Economia di Trento. Un Festival della “ripartenza”, in cui si affronteranno tutte le problematiche più importanti presenti nell’agenda della post-pandemia: dalle prospettive che si aprono per le future generazioni, ai nuovi orientamenti sul versante fiscale. Un tema però svetta su tutti, ed è quello che dà il titolo alla XVI° edizione della kermesse: il ritorno dello Stato, determinato dalla necessità di fronteggiare il Covid sul piano sanitario, ma anche di sostenere coloro che sono stati colpiti più duramente dalla pandemia, in termini economici.
Sul palco del Sociale, Franco Ianeselli, sindaco di Trento, Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento, Flavio Deflorian, rettore dell'Università degli Studi di Trento, Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e AIFI (private equity), già presidente dell’Università di Trento, Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, l’editore Giuseppe Laterza, Tito Boeri, direttore scientifico del Festival, professore di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, e in veste di moderatrice la giornalista Maria Concetta Mattei.

 

 

Trento ha ritrovato lo spazio del Festival – ha esordito Ianeselli – e non era per niente scontato. Vedere la città che riparte, che rinasce, vedere anche la gioia degli operatori economici, è molto emozionante. In quanto al ritorno dello Stato, pensiamo già solo al fatto che oggi, grazie al piano nazionale per la ripresa, ci ritroviamo con nuove, grandi opere pubbliche in agenda, come la circonvallazione di Trento, opere alla cui realizzazione i privati daranno un contributo determinante”. Fra Stato e mercato, ha aggiunto il sindaco di Trento, c’è però anche un terzo attore, che il Trentino, in passato, ha tenuto a battesimo, e che non dobbiamo dimenticare: la cooperazione.

Un altro pilastro del “sistema-Trentino” è quello dell’università. Ne ha parlato il rettore, Deflorian sottolineando la volontà dell’istituzione di continuare a dare il suo contributo al Festival, un evento che ha sempre unito la presenza di relatori di altissimo profilo alla capacità di parlare a chiunque e di arrivare al cuore dei cittadini. “La pandemia – ha aggiunto – ha colpito ovviamente anche l’università. Studenti e corpo docenti, però, hanno reagito con molta compostezza. Contiamo di tornare entro l’anno prossimo a una didattica al 100 per cento in presenza, compatibilmente con le necessità poste dalla tutela della salute”.

La Provincia autonoma di Trento – ha osservato Mattei – in questa fase ha dovuto confrontarsi con uno Stato piuttosto invadente. “A maggior ragione – ha commentato Fugatti – in questo momento serve innanzitutto molta concretezza, quella che ad esempio ha dimostrato qualche giorno fa l’Euregio nella sua ultima riunione, rafforzando la collaborazione fra i territori che la compongono, Trentino, Alto Adige e Tirolo. Ci vuole però anche del coraggio: organizzare un Festival in presenza, seppure con qualche limitazione, con contingentamenti e regole da osservare, è stata una scelta coraggiosa. Questo fa bene al territorio, e al tempo stesso facilita le collaborazioni con altre realtà. Come Provincia autonoma, dobbiamo continuare a vigilare contro tentazioni centraliste e chiedere che le regioni vengano coinvolte nelle decisioni, anche se dobbiamo onestamente riconoscere un dato di fatto: non tutti i territori in questo momento hanno la stessa capacità di spesa”.

Lo Stato è intervenuto per sostenere economicamente chi è stato colpito dagli effetti della pandemia – ha ricordato Cipolletta – e qualcuno ha temuto che ciò portasse ad una progressiva ‘invasione’ da parte dell’autorità statuale di tutti gli ambiti nei quali negli anni precedenti, il privato era avanzato con decisione. Stiamo invece tornando ad un nuovo universalismo: abbiamo scoperto che sanità è importante per tutti, che la cassa integrazione è importante per tutti, insomma, che lo Stato deve fare di più, anche se sempre in maniera complementare al mercato, per tutelare i cittadini”. Riguardo alla riduzione delle diseguaglianze, Cipolletta ha detto che in genere non è un prodotto diretto della tassazione (uno dei temi caldi in agenda), ma di buoni servizi pubblici, in materie come la casa, l’istruzione, la sanità.

De Felice ha ricordato che nel mondo sono stati messi in gioco 16.000 miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza creata dal Coronavirus. Il ruolo dello Stato dell’utilizzare queste risorse è stato e resta determinante. In Europa “la pandemia ha rappresentato una svolta, con il programma Next Generation UE. L’Europa dice: dobbiamo procedere verso una transizione ecologica e una transizione digitale. Il mercato da solo sarebbe andato in quella direzione? Probabilmente no. L’Italia ora ha una grande responsabilità davanti a sé: deve dar prova di sapere affrontare le riforme e di utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Europa”.

Dando la parola a Laterza, Mattei ha ricordato gli apprezzamenti espressi recentemente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per i 120 anni dell’editore. “L’Italia in questa fase ha espresso un bisogno di approfondimento, di lettura. – ha sottolineato laterza a sua volta - E’ questo un bisogno che abbiamo constatato anche qui a Trento, fin dai primi momenti del Festival. Ora dobbiamo guardare al futuro. Le decisioni che prendiamo condizioneranno il futuro dei nostri figli. Di questo parleremo nei prossimi giorni. Nella convinzione, per citare Amartya Sen, che una buona democrazia si basa in primo luogo sulla qualità del dibattito pubblico”.

Ovviamente, il merito della qualità del dibattito che si articola all’interno del Festival va in primo luogo al suo responsabile scientifico. “Il Festival – ha chiosato Boeri – è un evento collettivo, il contributo arriva da tutti, dai premi Nobel ma in pari misura anche dal pubblico. Il Festival vuole essere anche un luogo per trasmettere al pubblico che cosa significa essere economisti. Dopo la crisi finanziaria 2008, come si ricorderà, noi economisti facemmo un’autocritica pubblica. Oggi però, vogliamo dare un contributo fattivo alla ripresa. Rimanendo a contatto con le persone”.

In chiusura Tito Boeri ha ricordato l’ambasciatore Attanasio, ucciso recentemente nella Repubblica democratica del Congo, un diplomatico che di formazione era un economista (un altro segnale di come l’economia sia tutt’altro che una disciplina “arida”) e ha sottolineato come in questo Festival non si assisterà ad una contrapposizione fra la sfera del pubblico e quella del privato. Pubblico e privato devono collaborare e allearsi; lo hanno fatto, del resto, anche per produrre i vaccini con cui stiamo uscendo dalle secche della pandemia.



 

Nell’ambito dell’intensificazione del piano coordinato di controllo del territorio disposto dal Questore di Trento, per la prevenzione e repressione di fenomeni delittuosi nelle immediate vicinanze di istituti scolastici, “gli Orsi” della Squadra Mobile, la sezione contrasto al crimine diffuso impegnata quotidianamente contro furti, rapine, spaccio di droga e violenze commessi in flagranza, in collaborazione le Volanti, hanno arrestato un cinquantacinquenne italiano, residente a Trento, perché trovato in possesso di circa 350 file, tra immagini e video, di carattere pedopornografico.

 

Gli investigatori della Squadra Mobile sono risaliti all’uomo grazie ad alcune segnalazioni pervenute da genitori, per lo più madri, residenti nella zona di Ravina. In particolare, gli agenti della Questura di Trento hanno raccolto alcuni racconti che hanno messo in evidenza come l’uomo fosse stato visto nei giorni precedenti l’arresto, aggirarsi nei pressi di un comprensorio in cui insiste una scuola materna e primaria, mostrando molto interesse per alcuni piccoli in compagnia dei rispettivi genitori.

 

A questo punto, gli agenti della sezione contrasto al crimine diffuso della Squadra Mobile hanno avviato immediatamente le indagini finalizzate a risalire all’identità dell’uomo, descritto minuziosamente e pertanto identificato grazie  al fatto di essere stato già arrestato, in passato per episodi di violenza sessuale nei confronti di minori in altre città, e denunciato a Trento per possesso di materiale pedopornografico.

 

Per alcuni giorni, gli investigatori della Squadra Mobile hanno monitorato il comprensorio scolastico, confondendosi tra i genitori in attesa dei figli all’uscita da scuola, attendendo se l’uomo si facesse vivo.

 

Nella giornata di ieri, una volta intravisto  il cinquantacinquenne giungere nei pressi delle scuole, “gli Orsi”  hanno  aspettato il momento in cui l’uomo non si trovasse nelle vicinanze di bambini, per non spaventarli, e hanno fermato e controllato il soggetto in questione, scoprendo che deteneva innumerevoli foto e video a contenuto pedopornografico nello smartphone.

 

L’uomo è stato subito arrestato dagli agenti della Squadra Mobile che in questo modo hanno evitato che il pregiudicato potesse avvicinarsi ulteriormente ai frequentatori di asili e scuole elementari. Fondamentale per il tempestivo intervento sono state, ancora una volta, le segnalazioni provenienti dai cittadini, che hanno permesso di concentrare le indagini su un fatto che aveva giustamente destato così ampia preoccupazione.

 

 

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Dichirazione ufficiale del Questore sull’arresto del pedofilo: “L’arresto di ieri del cinquantacinquenne per detenzione di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico, dimostra come il modello di sicurezza partecipata, ovvero la condivisione, in tempo reale, d’ informazioni, immediate quanto informali, tra cittadini e Polizia di Stato, sia vincente nei confronti di qualunque forma di criminalità.

Abbiamo voluto dare un impulso fortemente operativo a questa impostazione, per fare in modo d’ innalzare il livello di sicurezza urbana. Prediligendo interventi repressivi rapidi ed orientati a fatti reato segnalati dagli stessi cittadini di Trento.

In questo senso deve intendersi l’attività quotidiana della sezione criminalità diffusa della Squadra Mobile, cosiddetti “Orsi”.

 

Questa mattina decine di attivisti della campagna #StopCasteller, con il volto coperto da maschere da orso, si sono dati appuntamento alla rotatoria del ponte di San Lorenzo e hanno messo la statua dell’orso berlinese – simbolo del gemellaggio col quartiere di Charlottenburgin – in una solida gabbia d’acciaio in segno di protesta contro l’analoga situazione di prigionia dei tre orsi rinchiusi al Casteller di Trento.

 

 

 

La statua è stata poi circondata da cartelli che inneggiavano alla liberazione degli orsi e e denunciavano i politici responsabili della situazione attuale. La protesta è continuata con un’assemblea pubblica, che ha coinvolto anche le associazioni locali, in piazza di Piedicastello, dove è stata annunciata una manifestazione nazionale per il 10 Aprile.

A distanza di un mese e mezzo dalla pubblicazione del video shock – ha dichiarato un’attivista del Centro sociale Bruno – con cui abbiamo svelato le drammatiche condizioni dei tre orsi prigionieri richiusi al Casteller di Trento, siamo nuovamente scesi in piazza a denunciare la totale inadeguatezza delle istituzioni provinciali rispetto alla cosiddetta “gestione dei grandi carnivori” e a richiedere, ancora e fino alla liberazione, il rilascio degli orsi prigionieri”

Abbiamo scelto questa statua quale simbolo della condizione degli orsi denominati Dj3, M49 ed M57. La realtà degli orsi trentini infatti non è idilliaca come si vorrebbe far passare: dopo aver ricevuto dall’Unione Europea fondi per miglia di euro per reintrodurre l’orso in Trentino con il progetto Life Ursus, l’unica soluzione che la PAT è riuscita a trovare per gestire la convivenza con questi animali è ingabbiarli, infliggendo loro enorme sofferenza”

Questo orso di pietra è paradossalmente più libero di quelli in carne ed ossa che, a pochi chilometri di distanza, sono intrappolati in una buca di acciaio e cemento. La loro condizione è così misera da non poter essere documentata se non illegalmente, dal momento che vige un divieto assoluto di avvicinamento al carcere del Casteller”.

Trento è quella città in cui un orso finto è circondato da fiori e un bel prato, mentre tre orsi veri sono incarcerati e condannati al carcere a vita. Abbiamo voluto rimediare all’inganno di quell’immagine idilliaca perché un turista non creda che nella nostra provincia viga una pacifica convivenza tra l’essere umano e la fauna selvatica”
“Vogliamo infatti ricordare anche che la giunta Fugatti non sembra proprio voler cambiare rotta, dato che a febbraio è stato dato il via libera all’abbattimento dei lupi, che non hanno mai aggredito nessun esser umano, e si prepare alla stessa soluzione con gli orsi definiti “problematici”.

Durante il blitz abbiamo voluto ricordare anche le responsabilità politiche degli “amministratori problematici” responsabili delle 3 catture: quelle dell’attuale giunta leghista, ma anche di quella che era in carica 10 anni fa quando si decise l’arresto dell’orsa Dj3”.

L’abbiamo già ribadito molte volte: non ci fermeremo fino alla liberazione totale. Prossima tappa sabato prossimo, 10 aprile, dalle 15 in piazza Fiera per la seconda manifestazione nazionale della campagna #stopcasteller”

 

Covid-19: un minuto di silenzio per ricordare le vittime della pandemia

Un momento breve, ma di grande valenza significativa, per ricordare quanti, in questo ultimo anno, ci hanno lasciato per la pandemia. Un minuto di silenzio che si è tenuto questa mattina, come in tutta Italia, alle ore 10.30 davanti al palazzo della Provincia.

 

Presenti la Giunta e il Consiglio, con Maurizio Fugatti e Walter Kaswalder, insieme a tutte le autorità civili e militari che hanno così celebrato la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus, istituita per conservare e rinnovare il ricordo di tutte le persone decedute.

 

Una presenza silenziosa, quella delle autorità politiche provinciali, regionali e statali, per sottolineare la condivisione al dolore che da un anno ha colpito e colpisce il Trentino e la comunità nazionale.

 

Pochi minuti di raccoglimento per ricordare chi non ce l’ha fatta e le sofferenze che una parte purtroppo consistente della popolazione hanno affrontato e stanno affrontando.

 

In ricordo e in onore delle persone decedute a causa dell’epidemia sulla facciata di Palazzo Trentini, sede del Consiglio, sono state esposte le bandiere a mezz’asta.

 

 

Nella viabilità interna dei neuroni c’è lo snodo per comprendere sempre meglio la malattia di Huntington, patologia neurodegenerativa genetica ereditaria che può insorgere a età diverse della vita e si manifesta con movimenti involontari patologici simili a movenze di danza, gravi alterazioni del comportamento e decadimento cognitivo. Sono le conclusioni di un lavoro internazionale coordinato dall’Università di Trento e pubblicato sulla rivista Cell Reports.

 

 

Il team di ricerca ha identificato il ruolo fondamentale di una proteina (PRMT6) nel garantire la capacità di trasporto lungo le strade che attraversano le cellule nervose (gli assoni) e quindi la salute dei neuroni. A causare la sofferenza e la degenerazione neuronale – riferisce lo studio – è una mancata modifica (metilazione) dell’huntingtina, la proteina che regola il traffico. L’assenza della metilazione dell’huntingtina ha infatti come conseguenza una viabilità difettosa, dovuta a un deficit del trasporto di vescicole lungo gli assoni dei neuroni. Il gruppo di ricercatori e ricercatrici ha quindi indagato come ripristinare la funzionalità della huntingtina e ha osservato i vantaggi prodotti dall’aumento di un enzima (PRMT6) che genera la modifica (metilazione). L’attività dell’enzima è legata alla quantità delle vitamine B9 e B12 presenti nell’organismo umano.

 

«Le malattie neurodegenerative causano la perdita del corretto funzionamento dei nostri neuroni. Purtroppo i meccanismi alla base di tali processi patologici sono poco chiari e non ci sono terapie per arrestare o ritardare il decorso di queste malattie devastanti. Questa ricerca mette in luce l’importanza della interazione di proteine quali huntingtina che, se mutate, causano malattie neurodegenerative con fattori che nella cellula regolano l’espressione genica, quali PRMT6. La nostra ricerca fornisce un nuovo tassello al puzzle delle malattie neurodegenerative: l’aver stabilito che huntingtina interagisce con PRMT6 e chiarito qual è il ruolo funzionale di tale interazione, che viene meno nella malattia, potrà aiutarci a comprendere come possiamo intervenire per ripristinare tale processo e migliorare la funzionalità dei neuroni con effetti benefici sul paziente» spiega Maria Pennuto (corresponding author per l’Università di Padova).

 

«Abbiamo capito che huntingtina, la proteina che quando mutata causa la malattia di Huntington, viene modificata da un enzima (PRMT6) in grado di aggiungere gruppi metilici (piccole bandierine) e far riconoscere l’huntingtina da altre proteine che si occupano di trasporto assonale. Se l’huntingtina non viene riconosciuta, il trasporto lungo gli assoni rallenta. Si può immaginare come fosse un treno (il trasporto assonale) senza un capotreno (huntingtina) che controlla i biglietti in entrata e apre le porte a tutte le stazioni (caricamento di altre proteine o organelli che viaggiano da un lato all’altro dell’assone). Le bandierine che vengono aggiunte da PRMT6 derivano da cicli metabolici che dipendono dalle vitamine B9 e B12. Sarà interessante misurare il livello di vitamine B9 e B12 nei pazienti con malattia di Huntington e testare sia in vitro che in vivo se l’aumento dell’assunzione di vitamine in neuroni possa aumentare la metilazione dell’huntingtina e quindi il suo corretto funzionamento. È ciò che cercheremo di approfondire nei prossimi mesi assieme alla nostra giovane collega Alice» conclude Manuela Basso (corresponding author per l’Università di Trento).

 

Nel progetto di ricerca internazionale sono confluiti contributi italiani, francesi, spagnoli e americani. Il lavoro è stato ispirato da una scoperta pubblicata sulla prestigiosa rivista Neuron da Maria Pennuto nel 2015 (Università di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare VIMM) ed è stato sviluppato principalmente da Alice Migazzi e Chiara Scaramuzzino sia nei laboratori del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Ateneo di Trento (Laboratory of Transcriptional Neurobiology, diretto da Manuela Basso), sia nel laboratorio di Frédéric Saudou, all’Istituto di Neuroscienze di Grenoble. La ricerca sulla malattia di Huntington prosegue ora grazie alla borsa di ricerca della Fondazione Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, ottenuta da Alice Migazzi.

 

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L’articolo
L’articolo, dal titolo “Huntingtin-mediated axonal transport requires arginine methylation by PRMT6”, è stato pubblicato il 13 aprile 2021 sulla rivista “Cell Reports” ed è disponibile in Open Access su: https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(21)00294-1
(doi: 10.1016/j.celrep.2021.108980)
Prima firma è Alice Migazzi (Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, Università di Trento), assieme a Chiara Scaramuzzino (Grenoble Institut des Neurosciences, Université Grenoble Alpes Inserm).
Corresponding authors sono: Frédéric Saudou (Grenoble Institut des Neurosciences, Université Grenoble Alpes Inserm); Maria Pennuto (Dipartimento di Scienze biomediche, Università di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare VIMM di Padova); Manuela Basso (Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, Università di Trento).


I Carabinieri della Compagnia di Trento, intervenuti per una rapina, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia nella notte, ieri mattina hanno tratto in arresto il responsabile, un 32enne trentino, anche per resistenza a pubblico ufficiale.

 

Infatti, quello accaduto l’altra nottata è l’ennesimo episodio di violenza domestica su due donne, collegato all’abuso di sostanze stupefacenti e alla derivante dipendenza. Nella tarda serata, B.M., in preda all’ennesima crisi di astinenza si è scagliato contro la madre e la sua ex compagna, intervenuta in difesa dell’anziana, di fronte alle continue angherie subite dalla donna. Non pago di ciò, l’aggressore, si è impossessato del cellulare della madre e ha costretto la ex compagna a consegnargli il denaro per acquistarsi lo stupefacente, sotto la minaccia di sgradevoli ripercussioni. Dopo poco si è ripresentato, per chiedere ulteriori soldi e al rifiuto delle due donne, ha reagito, picchiandole e sottraendo loro anche il telefonino della ex fidanzata.

 

Allora, in piena notte, le vittime hanno deciso di raggiungere la Caserma dei Carabinieri di via Barbacovi per chiedere aiuto. I militari di servizio, acquisita la testimonianza delle signore, le hanno affidate alle cure dell’ospedale, dove la giovane è stata medicata e per i calci e pugni ricevuti, è stata giudicata guaribile in 30 giorni.

 

Nel frattempo, sono immediatamente partite le ricerche del responsabile, che è stato rintracciato soltanto in mattinata, al rientro a casa, dopo una notte di divertimento, ma alla vista dei militari ha contestato i fatti e dando in escandescenze, ha tentato di opporsi al trasferimento in caserma, aggredendo i Carabinieri, che lo hanno ammanettato, non senza fatica e riportando lievi lesioni.

 

L’uomo già in passato protagonista di analoghi episodi, è ora ristretto presso la casa circondariale di Trento a disposizione della Autorità Giudiziaria.

 

 

Il Cinema ASTRA di Trento, storico cinema del capoluogo trentino attivo da quasi 70 anni, chiuderà i battenti a fine anno. Lo ha comunicato la famiglia Artuso rivolgendosi in particolare al pubblico affezionato.

 

Dopo sofferte e ponderate valutazioni, con grande rammarico vogliamo far sapere alle donne e agli uomini, di ogni età, che ci hanno seguito con passione e amicizia e a tutta la città di Trento che ci ha sempre mostrato affetto, che il Cinema ASTRA il prossimo 31 dicembre concluderà la sua lunga storia.

 

Il Cinema ASTRA della Famiglia Artuso, fin dal lontano 1952 con la gestione di tre generazioni (Antonio, Ernesto e Antonio), ha accompagnato la presenza del cinema italiano e straniero sempre con grande attenzione, maturando anno dopo anno una sua precisa scelta di campo, con un occhio di riguardo verso il cinema d'autore e di qualità, ma senza mai disprezzare le produzioni più popolari.

 

Ha vissuto tutte le trasformazioni che l'industria cinematografica ha proposto nel suo cammino, ha superato le sfide delle innovazioni tecnologiche senza mai perdere la propria anima, ha trovato - con la ristrutturazione del 2003 e l'avvio della multisala - una dimensione che ha permesso di consolidare una sua precisa impronta (l'affiliazione al circuito d'essai ne è la prova più viva), cogliendo i segni del tempo, resistendo con intelligenza all'espansione di nuovi modi di proporre storie (dal proliferare delle reti televisive, ai network sempre più potenti, alle piattaforme), nella consapevolezza che esisteva un pubblico che ancora riconosceva nell'andare al cinema un'esperienza da fare insieme con calma, prendendosi il tempo per un piacere possibile, confrontandosi sui gusti e sulle trame, sulle regie e sulle interpretazioni.

 

 

L'apertura, a fianco delle sale, del bar e della piccola osteria, ha facilitato la nascita di una sorta di appartenenza, tanto che uno degli orgogli del Cinema ASTRA è stato quello di un convinto e assiduo pubblico di abbonati.

Crediamo di aver contribuito a disegnare una pezzetto della storia culturale della città, non solo per il valore dei film proiettati, ma anche per lo sforzo di portare a Trento, ogni volta che è stato possibile, autori ed attrici/ori che stimolassero con la loro presenza e con le loro parole riflessioni, sensibilità, partecipazione. In una parola, abbiamo lavorato perché questi sobri appuntamenti aiutassero noi tutti a sentirci comunità.

 

Abbiamo costruito, nel tempo, una storia che speriamo non si riduca a nostalgica narrazione. Pensiamo che sia un'eredità da non disperdere, anche perché è il frutto di tante teste e di tante mani: la nostra famiglia, i nostri più stretti collaboratori, le migliaia di spettatori che sono transitati per le nostre sale. Ognuno ha messo il suo piccolo o grande mattone per scrivere la storia del Cinema ASTRA.

Ora siamo arrivati all'ultimo capitolo. Le contingenze e le età della vita hanno accelerato l'epilogo.

 

Il Cinema ASTRA chiude, speriamo senza eccessive malinconie. Immaginiamo che sarà una perdita, per noi e per tanti. Ma potremo rimediare, se ce ne saranno le occasioni, spostando le nostre energie su altre iniziative, per non far mancare le voci indispensabili per promuovere una cultura aperta e critica, solidale e coraggiosa, come le migliori avventure cinematografiche insegnano.

Al nostro affezionato pubblico e alla città di Trento, al quartiere di Cristo Re dove abbiamo messo radici nell'immediato dopoguerra, il nostro commosso saluto.

 

Grazie.

Famiglia Artuso

Trento, marzo 2021



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