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Fri, Apr

Riportare il Parco ad essere un’eccellenza anche nel settore della ricerca Scientifica. Approvato dal Pnab il Piano 2019

Parco Naturale Adamello Brenta
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Il 2019 sarà un anno impegnativo per il Settore Ricerca scientifica ed Educazione ambientale del Parco Naturale Adamello Brenta. Nell’ultima seduta dalla Giunta esecutiva, è stato, infatti, approvato il Piano annuale della ricerca scientifica che contiene una lunga lista di progetti. 

“Nei suoi trent’anni di vita – spiega il responsabile del Settore, Andrea Mustoni – il Parco ha dato un indiscutibile impulso alla ricerca scientifica, portando a conoscere meglio i propri ambienti naturali e il patrimonio ambientale della provincia. A partire dalle attività connesse al progetto di reintroduzione dell’orso bruno, la peculiarità del Parco è stata quella di realizzare le ricerche con il proprio personale e in collaborazione con istituti universitari e musei.”.

“Il nostro obiettivo, ambizioso, ora è quello di riportare il Parco ad essere un’eccellenza anche nel settore della ricerca”. Chiarisce il Presidente del Parco, Joseph Masè. “La Terra ci grida ogni giorno il proprio disagio e oggi, come mai in passato, c’è bisogno di un ente che faccia approfondimento, che studi il nostro patrimonio naturale, ne colga le fragilità e che trasmetta questa conoscenza alle nostre Comunità. E’ attraverso il sapere che si diffonde una consapevolezza dell’unicità del nostro patrimonio naturale e della necessità di curarlo, di rispettarlo, di preservarlo per noi stessi e per le future generazioni. Per questo motivo sono state destinate maggiori risorse alla ricerca, sono stati avviati progetti specifici e uniti i settori della ricerca scientifica e dell’educazione ambientale. Si è creata una bella squadra di “menti pensanti”, di persone altamente formate e capaci, che amano la Natura e la studiano”.

“Con questi presupposti – prosegue Mustoni – nel 2019 il Parco incentrerà le proprie attività sul “Progetto Biomiti – Alla ricerca della vita sulle Dolomiti di Brenta”, un vasto progetto avviato lo scorso anno che si propone di tracciare una linea di indagine sulla quale si possano inserire ambiti di ricerca, volti a comprendere l’azione dei cambiamenti globali sulle comunità biotiche montane attraverso rilievi faunistici, vegetazionali e climatico/ambientali. Lo studio sarà condotto dal personale del settore, supervisionato dal gruppo di ricerca del Prof. Apollonio dell’Università di Sassari e realizzato in collaborazione con il MUSE e con altri Istituti di ricerca.”

Le aree di studio di BioMiti nel 2019 verranno raddoppiate. Dalle cinque dell’anno scorso, collocate in fasce altitudinali differenti, si passerà a dieci, tra la Cima Grostè e l’alta Val di Tovel. In queste aree, verranno raccolti campioni di specie vegetali, di fauna invertebrata come insetti, farfalle e falene, e di fauna vertebrata. Per quest’ultima saranno collocate foto trappole e allestiti punti di ascolto degli uccelli. Si prevede anche la cattura “a vivo” di piccoli mammiferi, come le arvicole, la cui presenza è chiaro indice di cambiamenti climatici in atto. Verranno fatte analisi del suolo e verrà elaborata una carta geomorfologica. 

Grazie al posizionamento di sofisticati sensori, sarà possibile rilevare la temperatura e l’umidità nelle aree, da mettere in connessione con la presenza dei vari organismi viventi. I dati raccolti saranno quindi archiviati, analizzati e, infine, divulgati.