13
Thu, Aug

Se ne è andata oggi Rosa Maturi, persona conosciutissima a Pinzolo e in tutta la Val Rendena. Dopo aver lavorato una vita alle Funivie di Madonna di Campiglio come ragioniera, grazie all'iscrizione al Registro dei Revisori contabili ha partecipato alla vita di moltissime realtà del paese. Per moltissimi anni nel collegio sindacale della Cooperativa di Pinzolo e della Cassa Rurale di Pinzolo ha ricevuto il riconoscimento di Maestra del Lavoro. 

Proprio dalla Cassa rurale di Pinzolo un messaggio alla preziosa collaboratrice: «Cara Rosa, questa mattina è arrivata la trista notizia della tua scomparsa e così in tutti noi, amministratori, sindaci e dipendenti della ex Cassa Rurale Pinzolo è maturata la volontà di dedicarti un pensiero. Stiamo vivendo un momento particolare, vorremmo poter essere vicini a te e alla tua cara sorella Ester in un altro modo ma quanto in corso non ce lo permette. Abbiamo molti ricordi di te, donna forte e determinata che con dedizione e passione hai contribuito in qualità di Sindaco della Cassa Rurale Pinzolo allo sviluppo della nostra attività. Sei stata al nostro fianco per molti anni, abbiamo avuto modo di apprezzare la tua professionalità e la tua tenacia. Ed è così che vogliamo ricordarti, forte e laboriosa, dedita al volontariato condividendo sempre l’operato della Cassa Rurale per il bene della nostra Comunità. In questo triste momento siamo vicini con il pensiero e la preghiera alla tua cara sorella Ester e ai familiari e porgiamo le nostre più sincere condoglianze».

Classe 1937, ha sempre partecipato alla vita del paese ed era una presenza costante anche ai seggi elettorali del Comune di Pinzolo, in qualità di segretaria. 

Da un po' di tempo le sue condizioni di salute erano purtroppo peggiorate. Poi questa mattina la triste notizia. Lascia la sorella Ester, con cui ha sempre vissuto, e un vuoto nella comunità.

Bepi Moro ci ha lasciato, portato via dal virus che imperversa, a 97 anni, alcuni giorni dopo il compleanno. Sano come un pesce, mai una malattia - ultimamente lamentava qualche disturbo agli occhi - era una roccia. Passato in mezzo a traversie di ogni genere, dalle miserie della gioventù ai campi di concentramento in Germania, dalla faticosa ripresa del dopoguerra alla tragica perdita del figlio proprio quando cominciava a passargli la mano in officina, penso che mai avrebbe immaginato di andarsene così. Nato il giorno di San Giuseppe in riva al Piave venne a Pinzolo nel primo dopoguerra per salutare un amico meccanico – lui pure era meccanico, e di quelli speciali! - prima di partire per l’Australia.

Il destino ha voluto che si fermasse qui, dove si creò un famiglia e si fece apprezzare da tutti non solo per la sua eccezionale professionalità – è stato il maestro di quasi tutti meccanici che oggi operano in valle –ma soprattutto per le sue disponibilità e generosità. Di giorno, di notte, di sabato o di domenica, lui correva sempre a dare una mano dove ce ne fosse stato bisogno. Si è fatto benvolere da tutti e tutta la comunità gliene è sempre rimasta grata. Aveva mani d’oro, un’intelligenza fuori dal comune e tanta, tanta passione per il suo lavoro e per la meccanica. Negli scantinati della sua abitazione si era attrezzato una minuscola officina, dove trascorreva tutti i giorni ore e ore a costruire con grande maestria modellini di automobili, camion, furgoncini, perfetti e funzionanti in ogni loro parte, oltre ad alcuni crocefissi in ferro dove si possono cogliere la sua abilità e il suo profondo sentire cristiano. Era mio amico, un amico caro.

Ai suoi famigliari voglio esprimere le più sentite condoglianze. 

 

 

Riproponiamo qui sotto un articolo scritto per il Giornale Trentino nel 2008

Chi non conosce Bepi Moro in Val Rendena? E’ un mito!

Chi non conosce Bepi Moro in Val Rendena? E’ un mito! 85 anni sulle spalle. Che non sente. Tanto è pieno di vita, sempre presente e partecipe alle iniziative della comunità, da quelle sportive (non è mai mancato ad una partita di calcio del Pinzolo, da sostenitore e da tifoso, da quando nel primo dopoguerra venne costituita la società; ha collaborato si può dire a tutte le manifestazioni organizzate a Pinzolo: dalla celebre 24 ore di fondo alla mostra delle vacche dell’estate scorsa, ovunque fossero state richieste la sua capacità, la sua esperienza e la sua professionalità). Lui è un creativo. Più che un artigiano un artista. Capace di inventarsi sempre qualcosa, di risolvere tanti problemi nei momenti e nelle circostanze più astruse ed impensate. Con un martello e un pezzo di filo di ferro! Sempre disponibile a dare una mano a chi si fosse trovato in difficoltà, a qualsiasi ora: dagli automobilisti, con le macchine da riparare, ai gestori dei rifugi alpini con problemi per far funzionare i generatori dell’energia elettrica in quota. Soprattuto è un “uomo”, pieno di buon senso e di calore nei confronti del prossimo, una persona buona, capace di scherzare e magari di provocare sorridendo. Ma sempre nel rispetto dei limiti, quasi timoroso di essere andato oltre, una persona di rara intelligenza…Cosa di cui purtroppo oggi nemmeno ci si accorge. Una persona che, andata in pensione, si è rinnovata, trovando nuovi stimoli per “incantare”. E’ ringiovanito, ricreandosi e sviluppando le sue conoscenze e le sue doti. Da artigiano si è ritrovato artista. Si è dedicato al modellismo – realizzando macchine di ogni tipo e di tutti i tempi (camion, auto, aerei, moto, cicli) rifacendosi ad immagini d’epoca – e alla scultura: crocefissi e articoli di design che conserva nella sua cantina laboratorio. Meccanico di professione, ha allevato una schiera di meccanici: quasi tutti quelli che hanno aperto officine in proprio nell’alta Val Rendena (dai Maganzini ai Maturi ai Cereghini….), spesso consigliati da lui. Un generoso, a cui i suoi “allievi”, pur in concorrenza, si rivolgevano senza problemi per un suggerimento quando si trovavano in difficoltà, sicuri di venir consigliati nel modo giusto. Se c’è un soggetto che avrebbe meritato di venir nominato “cavaliere” del lavoro, sicuramente lui sarebbe stato il più adatto: un vero “maestro”. Purtroppo è sempre stato ignorato. Delle persone semplici, capaci, il mondo sembra non accorgersi. I fatti hanno sempre contato poco; l’immagine, gli incantatori di serpenti, i mediocri capaci di approfittare delle situazioni, molto di più.

Giuseppe (Bepi) Moro nasce a San Polo di Piave, un’operosa borgata della campagna trevigiana sulla sinistra del fiume, il 19 marzo 1923, un tempo festa di precetto dedicata a San Giuseppe, da cui gli venne il nome. Terra di contadini e di artigiani, gli uni dediti alla coltivazione di tabacco e cereali, oltre che ai prodotti necessari al vivere quotidiano, gli altri impegnati nelle botteghe tipiche dei paesi, nell’officina del fabbro o nel laboratorio del falegname, in fornaci e cave di ghiaia a preparare materiali da costruzione, in cantieri adatti alla lavorazione del giunco, tipica del posto. Un discreto numero di operai è impegnato nell’industria dell’abbigliamento, alcuni vanno a lavorare in una vetreria. Questi erano i fortunati; i rimanenti costretti ad emigrare.

Maggiore di tre fratelli e di tre sorelle Bepi frequenta le scuole elementari fino alla quinta e a undici anni va a bottega come apprendista fabbro. Vi rimane per tre anni. (La legge allora consentiva un tale lavoro giovanile, purché i genitori se ne fossero assunti la responsabilità). A 14 anni fa il libretto di lavoro e si trasferisce alla ditta dei fratelli Darin di S. Polo, una piccola industria con 16, 17 dipendenti che si occupa di attrezzi agricoli (atomizzatori, botti, ecc.), della riparazione e della manutenzione di trattori, altre macchine, motori. Vi resta fino a 17 anni.

Nel 1941 emigra in Germania e trova lavoro a Berlino presso la Henkel, una fabbrica di aerei (quadrimotori Stukas), dove sono impiegati ben 25.000 operai di 17 nazioni. Frequenta il corso di apprendista aggiustatore meccanico della durata di un mese, ma dopo 15 giorni i suoi insegnanti lo considerano già un esperto e lo mandano in reparto. Inizialmente viene messo ad occuparsi delle ali degli aerei; dopo 4 mesi, unico italiano su 470 viene “promosso” al montaggio (specializzazione altamente qualificata e ben retribuita).

Nel 1942 effettua a Berlino con una Commissione italiana la visita di leva. Per il servizio militare viene mandato tre mesi a Cividale, quindi in Croazia. Dopo un anno viene fatto prigioniero e spedito per altri due anni a Lǖben (100 km da Berlino) addetto alla costruzione di capriate in legno per baracche.

Nel 1945 torna a S. Polo. Il padre, prigioniero in Africa, tornerà solo nel 1947, e provvede ai suoi cinque fratelli più piccoli. Nel 1945 si impiega come autista e riparatore meccanico presso una ditta di trasporti. Nel frattempo fa domanda per emigrare in Australia. Si reca a Trento per fare il “capolavoro”, un pezzo da modellare e costruire come aggiustatore meccanico, e per le visite mediche. Su quasi diecimila esaminati vengono scelti solo 7 sopecializzati, fra i quali anche lui.

Nel 1950 viene a Pinzolo a trovare un amico, che trasportava legname con un Tre assi dalla Val Genova (vedere modello!), per salutarlo prima di partire per l’Australia. E’ il 13 agosto. Vanno a far benzina da Alessio Frizzi e Giuseppe Moro viene presentato a questo meccanico. Riceve l’offerta di qualche giorno di lavoro nell’officina. Per non restare inattivo accetta e si mette al lavoro il giorno della Madonna (15 agosto). Perfeziona le pratiche per emigrare nonostante il Frizzi cerchi di dissuaderlo, quindi saluta tutti e torna a S. Polo. I genitori e gli amici lo convincono a restare. Così decide di tornare a Pinzolo. Nel 1953 si sposa a S. Polo e l’anno dopo nasce Gianni, seguito da altre due figlie. Lavora alle dipendenze del Frizzi fino al 1957, anno in cui si associa al carrozziere Fantato, allora alle dipendenze della SISM.

Nel 1958 viene costruita un’officina su un’area acquistata dai soci Bonapace, Moro e Fantato. Bonapace però rileva la struttura e Moro-Fantato tornano in affitto da Alessio Frizzi (officina-carrozzeria).

Il figlio si associa e sposta l’officina in via Bolognini dove si trova tuttora. Gianni muore in seguito a tragico incidente stradale, e Giuseppe Moro che lo aveva bene avviato e sperava in un po’ di riposo, si rimette sotto per aiutare nuora e nipoti nell’officina che fu di suo figlio.

 

Personaggio estroverso, di una carica umana, disponibilità e generosità straordinarie, si è sempre adoperato a favore della comunità di Pinzolo. Per la Sportiva di calcio portava i giocatori in trasferta, dalla Società bocciofila riceve il “Premio simpatia”. E’ socio benemerito dei “Visi pallidi”; ha prestato la sua opera in tutte le edizione della “24h” come volontario, responsabile dei gruppi elettrogeni, e ne ha garantito sempre la funzionalità anche in gravi situazioni di emergenza. Ad aggiustare motori, gruppi elettrogeni od altro veniva sempre chiamato sui rifugi alpini, data la sua eccezionale abilità nell’arrangiarsi con tutto, nel creare dal nulla un pezzo che a volte non si ritrovava più in commercio.

Come accennato sopra lo caratterizza l’entusiasmo per ogni iniziativa, si tratti di partecipare ad una gara di carte o di bocce, o ad una cena, o di offrire il suo aiuto a qualcuno, senza mai far pesare niente. Da buon veneto, aperto ed immediato, si lasciava andare anche a qualche imprecazione. E’ rimasto celebre il suo “..io can!. Cosa falo po’ monsignor in quela busa?!” Un prelato romagnolo, che costumava trascorre le vacanze a Pinzolo con la sorella, aveva portato la sua Mercedes per dei controlli nell’officina del Bepi. Entrato in officina non si era accorto della buca sopra la quale i meccanici sistemavano le auto da riparare, e vi era finito dentro. Mani nei capelli, temendo una disgrazia più grave di quanto in effetti fosse accaduto il buon Bepi, era esploso con queste parole. Che a distanza di tanti anni ci ha ricordato così : “Quanta paura! A l’era più d’en quintal e vinti. Per fortuna nol s’era fato tanto! Qualcosa ale gambe. ‘l ghe n’ha avudo per un mese e mèzo, ma l’ha mes via tuto e no la fato problemi. Per fortuna!”

In questi ultimi anni nella sua cantina trasformata in laboratorio, per passare il tempo s’è messo a riprodurre le automobili, gli autocarri e le moto che aveva riparato in tanti anni di attività, copiandole a volte dalle foto: dall’autobotte dei pompieri di Pinzolo targata VF 196 all’autocarro Fiat 525, al camion con cui i Luchini trasportavano il legname da Val Genova (targa 415), dalla Moto Guzzi Superalce Sidecar al Galletto per il rifugio Brentei, al Motocarro Guzzi 500 Ercole, per non parlare del motore Diesel Fiat e della Detroit 1909…per finire con gli aerei di Baracca, degli Stukas e con una serie di Crocefissi, particolari per intensità espressiva. Passare da lui, nella sua cantina laboratorio di via Bolognini, sentirlo parlare di tante cose con entusiasmo e col suo ottimismo, vederlo al lavoro, ricrea lo spirito e crea fiducia nel futuro. Ne vale la pena.

«E così nonno, anzi BEPI, era così che ti chiamavamo tutti, te ne sei andato, ne hai passate tante, non avrei mai pensato che questo Maledetto VIRUS potesse portarti via, e invece nel giorno del tuo compleanno sei finito a Tione lottando per però non tornare più non so che dire se non che sono Fiero ed Orgoglioso di te e di tutto quello che ci hai insegnato, ora avrai su tantissimi amici con cui ridere e scherzare, come hai sempre fatto nella tua Vita, grazie per tutto nonno, mancherai tantissimo, MITICO BEPI» questo il messaggio scritto dal nipote Enrico sulla sua bacheca facebook per dare l'estremo saluto a Bepi Moro uno dei personaggi più conosciuti e ben voluti del paese di Pinzolo. 

«Se n'è andato un Grande Uomo, in silenzio, nel mezzo di questa disgrazia - gli fa eco un altro nipote, Filippo. - Un Uomo che ha visto l'orrore della Guerra e dei campi di concentramento e che ha superato la morte di un figlio. Un Uomo che ha fatto del suo mestiere un'arte e che a 97 anni costruiva modellini, riparava oggetti e passava le giornate con gli alpini. Ti lamentavi di essere sordo, eppure sentivi che qualcosa non andava in un motore solo accendendolo. Ti rendeva nervoso non vederci più bene, ci mancherebbe alla tua età, ma sei voluto venire a tutti i costi alla mia proclamazione per vedermi Dottore. Ti faceva rabbia sapere che i tuoi amici più cari se n'erano andati prima di te, eppure chiunque ti abbia conosciuto ti voleva bene, anche con 20, 40, 70 anni di meno. Ciao Bepy, forse dall'altra parte avevano bisogno di un bravo meccanico...»

Lo vogliamo ricordare con questo bel filmato dello scorso anno in cui a 96 anni racconta la sua passione per le auto e per il modellismo. 

 Nella giornata di ieri sono state denunciate due persone per aver tentato di raggiungere la propria seconda casa a Pinzolo in difformità rispetto al DPCM. Per evitare che altre persone arrivino nelle seconde case sono in atto controlli H24 sulle telecamere dei varchi d'ingresso nel territorio di Pinzolo, Sant'Antonio si Mavignola e Madonna di Campiglio, anche con pattuglie direttamente su strada, nei punti obbligati e di valico. I trasgressori vengono reindirizzati verso il luogo di provenienza e senza indugio denunciati alla Procura della Repubblica. 

Queste le misure adottate dal comune di Pinzolo che suonano come avvertimento e ammonimento a chi non fosse ancora convinto che è meglio restare nel proprio paese e nella propria casa. 

More Articles ...