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Tue, Mar

Era un caro amico, una bella persona, un uomo che sapeva ascoltare, attento, riflessivo, misurato nelle parole e nei comportamenti. Oltre che buono d’animo e modesto.

Mai avrei potuto immaginare gli sarebbe potuta capitare una disgrazia, come quella che ce l’ha portato via sulle sue montagne. Montagne che ha tanto amato e che conosceva a menadito per averle percorse fin da bambino col padre, il guardacaccia Valentino, e con lo zio Giovanni, una vita da guardaboschi.

Incrociai le prime volte Fausto Masè “Zabèt” in Val Genova, al rifugio Fontanabona, nei primi anni Settanta, ma ebbi modo di conoscerlo bene più tardi, negli anni Novanta a Trento in Cooperazione, quando si rese necessario sostituire il presidente di Sait Marco Giordani, chiamato a reggere la PAT, e gli chiesero di subentrargli nell’incarico prestigioso e ben remunerato. Rifiutò nonostante le pressioni, anche mie, e lasciò aperta la strada a Giorgio Fiorini.

Allora dirigeva – si era laureato in economia a Trieste - una cooperativa che lavorava il porfido ad Albiano, cui dedicava tempo, energie e professionalità.  Abbandonarla gli sembrava di tradirne la fiducia. Partecipò attivamente alla vita del movimento cooperativo, nel quale rivestì diversi incarichi (presidente di Cooperfidi, presidente della Famiglia cooperativa di Strembo, membro di tante commissioni) e si spese generosamente per il suo sviluppo. Abitava a Trento, ma appena poteva, specie nei fine settimana ,tornava a Strembo, a respirare l’aria di casa, o in Val Genova, dove il padre aveva una “villa”/ baita, a rigenerarsi.

In questi ultimi anni, trascorsi in valle, era suo costume fare una passeggiata in compagnia della moglie lungo l’argine della Sarca da Strembo a Pinzolo, dove ci incontravamo per bere un caffè e scambiarci due parole su quanto capitava in Via Segantini e sul mondo che tanto ci stava a cuore. Alla sua signora, al figlio voglio esprimere i sensi più vivi del mio cordoglio con un abbraccio fraterno.

CADERZONE. Sabato 29 agosto alle ore 17.00 nella suggestiva cornice di Palazzo Lodron Bertelli a Caderzone Terme, sarà inaugurata la Mostra d’Arte dell’artista Biagio Venincasa dal titolo “40 e più e più di 40 – anni di pittura”.

Si tratta di una antologica dell’opera di Biagio, che sarà presentata dal critico d’arte Alessandro Togni, da tempo curatore di Mostre in seno al Centro Studi Judicaria. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino a domenica 6 settembre con orario 16/18. 

Programmata per lo scorso febbraio, la mostra era stata sospesa causa emergenza Coronavirus; a distanza di mesi è finalmente proposta al pubblico.

 

Biagio Venincasa è nato a Cosenza nel 1952 e, dopo aver compiuto gli studi classici a Roma all’Istituto San Gabriele, si è laureato in architettura a Firenze. Nei primi anni del Liceo la passione per il disegno, per la pittura e per il mondo classico lo porta a riprodurre a matita alcuni particolari ornamentali dell’architettura greca quali capitelli, colonne frontoni ecc. Negli anni ’70, è attratto dalla pittura metafisica di Dalì, De Chirico, Carrà e altri. Spinto dalla passione artistica realizza i primi suoi due quadri ad olio su tela. Successivamente diviene funzionario informatico e, nonostante l’impegno nel mondo del lavoro, continua la sua passione per la pittura che lo vedrà protagonista in molte mostre soprattutto su invito di Associazioni pubbliche e private.

 

Alessandro Togni, riferendosi alla mostra, parla di unità stilistica e variabilità dell’opera di Biagio. 

"Le opere dell’autore sono significativamente le nuove esperienze linguistiche del ’90 e le ricerche per una nuova teoria dei segni, le entità concettuali capaci di relazionare circa gli aspetti fenomenologici e dei caratteri soggettivi la personalità degli autori, oltre a trasferire l’informazione dell’arte nel terzo millennio. 40 e più e più di 40 riesce attraverso una verifica antologica a disporre per la comprensione dei tracciati passati e delle proiezioni future di questo artista – afferma Togni – tanto ricercato nella retorica delle idee, quanto sostenuto da impulsi visionari nella produzione.

 

Non è da meno anche la presentazione di Riccarda Turrina che, nel ’96 ebbe a presentare l’artista. Così ne parla: “Egli percorre le strade della memoria recente per catturare gli oggetti entrati a far parte della sua vita non solo occasionalmente, oggetti diventati custodi di percorsi interiori, nati dal bisogno di essere dentro il proprio tempo”. E ancora la Turrina: “ogni opera di Biagio è una sorta di scrittura per immagini, che sull’immediata percezione e riconoscibilità del soggetto ha impostato la propria poetica, volta alla comunicazione di contenuti strettamente legati al linguaggio contemporaneo”.

 

In allegato la foto di Biagio Venincasa

T’avevo incontrato l’ultima volta lì nella piana verde di Caderzone, che da sindaco salvasti dall’assalto della speculazione edilizia, mentre parlavi alla tua cavalla. Le avevi acquistato un’altra bestia, per farle compagnia; mi spiegasti quanto erano sensibili e intelligenti quei tuoi animali, mi confidasti del rapporto di affetto e di amicizia che ti legava a loro e del conforto che ti davano, del piacere che provavi nel cavalcarli.…La notizia della tua scomparsa mi ha colto impreparato, sconsolato; di qui tanta sofferenza e un grande vuoto dentro, mi mancherai. Siamo stati amici e ci siamo sempre stimati fin da ragazzi, dai tempi degli studi a Rovereto quando ci confrontavamo sui campi di calcio da avversari leali: battaglie infuocate per il primato tra il Cosis dei Salesiani, dove tu militavi da difensore, e l’ Aurora di Borgo Sacco dove giocavo da punta… e poi quanti ricordi - a scuola, in municipio, interviste per i giornali… -- lunghi una vita intera… Quanti consigli ci siamo scambiati, e quante considerazioni sui problemi più diversi, eravamo diventati un punto di riferimento l’uno dell’altro. Ora  un’intera comunità ti piange, piange la perdita di un suo figlio, di una persona straordinaria, di un uomo di cultura e di governo, di profonde conoscenze e di raro equilibrio, di un Maestro, che ha voluto bene ai suoi alunni, ai suoi colleghi, alla sua terra, alla sua gente e alla sua famiglia… cui tanto affetto sarà di conforto. Alla signora Manuela e ai sui famigliari che voglio stringere in un abbraccio fraterno invio i sensi più vivi del mio cordoglio. 

Giuseppe Ciaghi

Andare in Montagna in salute e sicurezza è l'obiettivo  della serata in programma martedì 6 agosto alle 20 a Palazzo Lodron- Bertelli di Caderzone Terme.

Interverranno la dottoressa Antonella Bergamo, vice presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna e presidente dalla Commissione Medica della SAT ed Angelo Giovanetti, Guida Alpina e Maestro di sci.

"Salute e sicurezza sono due aspetti concatenati e complementari per la riuscita delle nostre imprese alpinistiche - sostiene la dottoressa Bergamo - siano esse escursioni di breve durata nelle nostre montagne o siano trekking e spedizioni sulle più alte cime del mondo. Purtroppo la salute in montagna spesso non viene presa in considerazione come possibile fonte di problemi, viene spesso data per scontata. Quando invece qualche cosa non va a causa della quota, la tendenza spesso è far finta di nulla per non dare segnali di debolezza rispetto agli altri che stanno bene. In questi casi l'errore più grande è quello di continuare a salire.

L'attrezzatura adeguata e collaudata prima della salita - prosegue Bergamo - come anche un adeguato abbigliamento, sono importanti quanto la scelta di una salita in base alle proprie capacità e preparazione fisica.

La riuscita della gita sarà direttamente collegata alla strategia di salita.

E' importante saper valutare le difficoltà tecniche della montagna e le problematiche legate ai fenomeni atmosferici avversi, ma nel contempo è vitale saper ascoltare i messaggi che ci manda il nostro fisico, al fine di poter prendere decisioni che salvaguardino il più possibile il nostro benessere e la riuscita dei nostri sogni.

Il nostro corpo non è stato progettato per vivere in alta quota ma fortunatamente ha una grande capacità di adattarsi man mano che si sale.

In conclusione - dichiara la specialista di medicina di montagna - in montagna può andare la persona non allenata, l'alpinista di elite, il giovane arrampicatore, l'anziano, ed anche le persone con patologie croniche con terapie da aggiustare o integrare come potrebbero essere i diabetici, gli ipertesi o i cardiopatici. La Medicina di Montagna cerca di avere una risposta per tutti".

L'incontro del 6 agosto prossimo, sarà anche l'occasione per presentare la neo costituita  Commissione Medica della SAT, composta oltre che dalla presidente Antonella Bergamo da Edoardo Geat, Andrea Busetti e Paolo Acler.

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