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Fri, Jun

"Sei l'unica persona che ho qui, non andare via". Quando l'infermiera diventa un angelo. Morire soli, senza i propri cari. Il dramma del Covid 19

In Trentino
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«Si torna a casa anche oggi...STANCA, SCONVOLTA, CON UN PESO AL CUORE. Il volto segnato dalla fatica, il sorriso tirato,  gli occhi lucidi, lo sguardo velato da un’ombra ineffabile. Addosso i segni della mascherina e degli occhiali protettivi. Poca voglia di parlare. Solo il desiderio di una doccia calda per sciogliere la tensione, far scivolare via i cattivi pensieri, lavare le ferite.

A volte piangi, in silenzio. Con in mente lo sguardo di quelle persone, i tuoi pazienti..la sensazione più drammatica? 

Vederli morire da SOLI, ascoltarli nei loro ultimi giorni mentre ti implorano di salutare la loro famiglia, consapevoli che a casa non ci torneranno più. SGUARDO IMPAURITO, OCCHI LUCIDI..ti chiede se puoi tenergli la mano, la stringe forte, perché anche se tu sei uno sconosciuto e l'unica parte visibile sono i tuoi occhi, in quel momento lui ha solo a te, e da sotto una maschera che senti a fatica dice: "sei l'unica persona che ho qui, non andare via" e non ha la minima idea di chi tu sia. Pazienti, la cui unica compagnia è la cupa solitudine. Ti senti IMPOTENTE, cerchi di dare il massimo ma non basta, vorresti colmare quella solitudine che accompagna ognuno di loro, lontani dalle persone più care, ma sei consapevole di non poterlo fare, ma cerchi di fare il possibile, sempre.. ». Questo il messaggio accorato di Federica, un'infermiera impegnata nella grande emergenza da coronavirus.

Parole che mettono al centro la grande tragedia che stiamo vivendo: al dolore della separazione dai nostri cari, si aggiunge quello di non potergli stare vicino nel momento del bisogno. Una lontananza che diventa drammatica.. Sia per chi è malato sia per chi vorrebbe essere di conforto a chi sta soffrendo.

È in momenti come questi che gli infermieri e tutto il personale sanitario che lavorano a stretto contatto con i malati diventano ancora più importanti, si trasformano in "angeli" a cui si affidano i bisognosi, non solo per le cure ma anche per una parola di conforto. A loro va il nostro ringraziamento e il nostro sostegno.