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Mon, Aug

Interrogazione e mozione sulla questione malghe. Manica (PD) : “Bisogna tutelare l'agricoltura di montagna”

Val Rendena
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Il dibattito sulla questione malghe e pascoli rimane aperto. Nuova mozione e interrogazione alla Provincia dal Consigliere Manica (PD):

 

Il 9 giugno scorso nel corso dell’Assemblea dell’Unione Allevatori della Val Rendena è emerso con forza un disagio degli allevatori, per altro già palesato a più riprese nei mesi scorsi, in relazione al tema dei fondi e dei bandi per l’affitto delle malghe e dei pascoli di montagna. Nel comunicato approvato e pubblicato dall’Assemblea la situazione viene definita “gravissima e senza precedenti”, tale da creare “preoccupazione, sconforto e rassegnazione”. In virtù di questa situazione, gli allevatori riuniti in Assemblea hanno anche deciso a maggioranza di non partecipare alla manifestazione “Giovenche di razza Rendena 2021”.

 

Nel comunicato, firmato dal Presidente Cosi, si legge che l’alpeggio va considerato come un “bene collettivo”, la cui pratica può essere garantita “solo favorendo la gestione degli alpeggi da parte del maggior numero possibile di allevatori locali”. Purtroppo però pare che negli ultimi anni, in Val Rendena ma non solo, si è assistito ad “un inedito accentramento di un considerevole numero di malghe nelle mani di pochi soggetti, accentramento accompagnato dall’aumento spropositato dei canoni di affitto”.

 

Alla luce di questa situazione l’Assemblea dei Soci dell’Unione Allevatori della Val Rendena ha quindi rivolto un appello alla Provincia Autonoma di Trento affinché ponga particolare attenzione alla situazione e adotti politiche dedicate, in grado di limitare comportamenti speculativi. Il tutto a tutela dell’agricoltura di montagna e quindi della montagna stessa, che rischia altrimenti di perdere i suoi principali custodi ed un patrimonio di conoscenze di gestione del territorio e del paesaggio non riproducibile.

Per questo motivo in data odierna il Cons. Alessio Manica del Gruppo del PD del Trentino ha depositato sul tema un’interrogazione (si allega testo) – per chiedere alla Giunta provinciale lo stato della situazione e cosa ha fatto in questi anni per limitare queste tendenze speculative – e una mozione (si allega testo) , per impegnare la Giunta a costituire al più presto un tavolo con il Consorzio dei Comuni, le Amministrazioni Comunali interessate, le Asuc, le Comunità delle Regole, i Sindacati agricoli, la Federazione degli Allevatori trentini, i rappresentanti di categoria e tutte le altre realtà interessate e a promuovere un percorso di confronto volto alla ricerca di strumenti normativi e regolamentari volti a tutelare l’accesso ai bandi per le malghe e i pascoli da parte delle aziende zootecniche tradizionali locali.

 

cons. Alessio Manica

 

 

Interrogazione a risposta scritta. Bandi per le malghe, cosa può fare la Provincia?

In data 09/06/2021 presso la Sala della cultura di Pinzolo si è tenuta l’Assemblea dell’Unione Allevatori della Val Rendena. Nel corso della riunione è emerso con forza un disagio degli allevatori, per altro già palesato a più riprese nei mesi scorsi, in relazione al tema dei fondi e dei bandi per l’affitto delle malghe e dei pascoli di montagna. Nel comunicato approvato e pubblicato dall’Assemblea la situazione viene definita “gravissima e senza precedenti”, tale da creare “preoccupazione, sconforto e rassegnazione”. In virtù di questa situazione, gli allevatori riuniti in Assemblea hanno anche deciso a maggioranza di non partecipare alla manifestazione “Giovenche di razza Rendena 2021”.

Nel comunicato, firmato dal Presidente Cosi, si legge che l’alpeggio va considerato come un “bene collettivo”, la cui pratica può essere garantita “solo favorendo la gestione degli alpeggi da parte del maggior numero possibile di allevatori locali”. Il problema che viene fatto rilevare è però che negli ultimi anni in Val Rendena si è assistito ad “un inedito accentramento di un considerevole numero di malghe nelle mani di pochi soggetti, accentramento accompagnato dall’aumento spropositato dei canoni di affitto”; e che se prima il fenomeno era per lo più riconducibile ad aziende non trentine, “oggi molti di questi episodi portano la firma di persone (talvolta organizzate in plurime società fittizie di prestanome) residenti e attive a livello locale”, non per forza legate al mondo dell’agricoltura e dell’allevamento.

Tutto ciò, si legge nel comunicato, pare essere “permesso dalla normativa distorsiva che regolamenta l’utilizzo dei fondi europei destinati all’agricoltura, normativa che anziché favorire lo sviluppo sostenibile della zootecnia di montagna, la sta trasformando in una sorta di “paradiso fiscale” per investitori senza scrupoli”. Questo nonostante lo sforzo dei Comuni di affittare le malghe agli allevatori locali, che hanno provato senza successo ad individuare e proporre strumenti idonei ad arginare questo fenomeno. Il tutto con grave danno per l’allevamento storico e di conseguenza per le aziende agricole locali, per la montagna e per le sue pratiche di gestione sostenibile. Al punto che nel comunicato si definisce la situazione “gravissima e senza precedenti”, tale da minare “alla base il senso stesso dell’esistere del comparto zootecnico rendenese.

Nel comunicato trova poi spazio un accorato appello alla Provincia Autonoma di Trento e alla sua potestà legislativa e regolamentare. La situazione, si legge, “richiede pertanto particolare attenzione e politiche dedicate e lungimiranti, secondo un approccio integrato in grado di limitare questi comportamenti speculativi”. Questo per evitare “che le nostre malghe diventino “terra di nessuno”, e perchè “se la tendenza dovesse essere confermata, negli anni a venire assisteremo ad un’ulteriore e drastica diminuzione del numero di aziende zootecniche con concentrazione di un elevato numero di animali in pochissime grandi stalle intensive, atte a una speculazione inerente i fondi europei per l’agricoltura, rendendo di fatto inesistente l’attività di tutela ambientale del settore”.

L’agricoltura di montagna – e il complesso sistema di conoscenza ad essa connaturato – ha bisogno di essere tutelata, perché dalla sua esistenza e reale possibilità di esercizio dipende anche la tutela del nostro territorio e la valorizzazione della nostra identità, diversità e specialità. Non può esistere una montagna abbandonata, e non può esistere nemmeno una montagna senza agricoltura, senza contadini e senza allevatori.
Tutto ciò premesso,
si interroga la Giunta provinciale per sapere

1. se è a conoscenza della situazione descritta nel comunicato dell’Unione Allevatori della Val Rendena;
2. quali spazi di manovra ha la Provincia Autonoma di Trento per intervenire normativamente nella direzione auspicata dall’Unione Allevatori della Val Rendena;
3. cosa ha fatto finora per cercare di tutelare l’accesso ai pascoli e alla malghe di montagna da parte delle aziende zootecniche tradizionali locali.

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.
cons. Alessio Manica

 

 

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Proposta di mozione
Pascoli e malghe, si tutelino le aziende zootecniche tradizionali locali

In data 09/06/2021 presso la Sala della cultura di Pinzolo si è tenuta l’Assemblea dell’Unione Allevatori della Val Rendena. Nel corso della riunione è emerso con forza un disagio degli allevatori, per altro già palesato a più riprese nei mesi scorsi, in relazione al tema dei fondi e dei bandi per l’affitto delle malghe e dei pascoli di montagna. Nel comunicato approvato e pubblicato dall’Assemblea la situazione viene definita “gravissima e senza precedenti”, tale da creare “preoccupazione, sconforto e rassegnazione”. In virtù di questa situazione, gli allevatori riuniti in Assemblea hanno anche deciso a maggioranza di non partecipare alla manifestazione “Giovenche di razza Rendena 2021”.

Nel comunicato, firmato dal Presidente Cosi, si legge che l’alpeggio va considerato come un “bene collettivo”, la cui pratica può essere garantita “solo favorendo la gestione degli alpeggi da parte del maggior numero possibile di allevatori locali”. Il problema che viene fatto rilevare è però che negli ultimi anni in Val Rendena si è assistito ad “un inedito accentramento di un considerevole numero di malghe nelle mani di pochi soggetti, accentramento accompagnato dall’aumento spropositato dei canoni di affitto”; e che se prima il fenomeno era per lo più riconducibile ad aziende non trentine, “oggi molti di questi episodi portano la firma di persone (talvolta organizzate in plurime società fittizie di prestanome) residenti e attive a livello locale”, non per forza legate al mondo dell’agricoltura e dell’allevamento.

Tutto ciò, si legge nel comunicato, pare essere “permesso dalla normativa distorsiva che regolamenta l’utilizzo dei fondi europei destinati all’agricoltura, normativa che anziché favorire lo sviluppo sostenibile della zootecnia di montagna, la sta trasformando in una sorta di “paradiso fiscale” per investitori senza scrupoli”. Questo nonostante lo sforzo dei Comuni di affittare le malghe agli allevatori locali, che hanno provato senza successo ad individuare e proporre strumenti idonei ad arginare questo fenomeno. Il tutto con grave danno per l’allevamento storico e di conseguenza per le aziende agricole locali, per la montagna e per le sue pratiche di gestione sostenibile. Al punto che nel comunicato si definisce la situazione “gravissima e senza precedenti”, tale da minare “alla base il senso stesso dell’esistere del comparto zootecnico rendenese.

Nel comunicato trova poi spazio un accorato appello alla Provincia Autonoma di Trento e alla sua potestà legislativa e regolamentare. La situazione, si legge, “richiede pertanto particolare attenzione e politiche dedicate e lungimiranti, secondo un approccio integrato in grado di limitare questi comportamenti speculativi”. Questo per evitare “che le nostre malghe diventino “terra di nessuno”, e perchè “se la tendenza dovesse essere confermata, negli anni a venire assisteremo ad un’ulteriore e drastica diminuzione del numero di aziende zootecniche con concentrazione di un elevato numero di animali in pochissime grandi stalle intensive, atte a una speculazione inerente i fondi europei per l’agricoltura, rendendo di fatto inesistente l’attività di tutela ambientale del settore”.

L’agricoltura di montagna – e il complesso sistema di conoscenza ad essa connaturato – ha bisogno di essere tutelata, perché dalla sua esistenza e reale possibilità di esercizio dipende anche la tutela del nostro territorio e la valorizzazione della nostra identità, diversità e specialità. Non può esistere una montagna abbandonata, e non può esistere nemmeno una montagna senza agricoltura, senza contadini e senza allevatori.
Tutto ciò premesso,

il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta

1. a costituire un tavolo con il Consorzio dei Comuni, le Amministrazioni Comunali interessate, le Asuc, le Comunità delle Regole, i Sindacati agricoli, la Federazione degli Allevatori trentini, rappresentanti di categoria e tutte le altre realtà interessate e a promuovere un percorso di confronto volto alla ricerca di strumenti normativi e regolamentari volti a tutelare l’accesso ai bandi per le malghe e i pascoli da parte delle aziende zootecniche tradizionali locali.

 

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cons. Alessio Manica