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Wed, Sep

«Posso vedere mia mamma ospite della Rsa 10 minuti ogni 20 giorni attraverso un vetro...». Il dolore per una situazione assurda nella lettera di Martina

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Mia Mamma (64 anni a giugno), affetta da demenza neurogenerativa da 3 anni e mezzo, dopo la morte improvvisa 2 anni e mezzo fa di mio Papà (incidente stradale con condanna per omicidio colposo della coinvolta che, ahimè, temo non abbia ancora pagato le spese processuali - ma questa è un'altra storia...), stava a casa con la presenza quotidiana di me e di mio fratello.

2 settimane prima del lockdown è stata trasferita, la decisione presa in un mattino di 4 ore, dato che l'assistenza domiciliare che ci consentiva di proseguire più o meno decentemente le nostre vite sarebbe stata sospesa considerato che i tempi di utilizzo della stessa superavano i 2 anni previsti per i malati di demenza (..ha senso?) e, con la riflessione di poi, suppongo per giusto timore dell'imminente pandemia, presso la RSA dove da tempo frequentava il centro diurno.

Apro un paragrafo, che servirebbe enorme per sottolineare l'affetto, l'atmosfera piacevole, le preziose cure, il supporto, il buon cibo, le attività proposte dagli operatori della RSA.

Ma, tornando a noi, dall'inserimento in struttura ho fatto una cena e un pomeriggio fuori con lei, poi fine, buio, black out. Da 1000 a 0.

Qualche videochiamata a cadenza settimanale con il telefono pubblico, qualche chiamata alla caposala per capire come sta, che dosi di farmaci assume, se dorme, se mangia, la sua routine.

Dalla metà di giugno la possibilità di vederla 10 minuti da una finestra aperta a vasistas, circa ogni 15-20 giorni perché l'agenda della struttura è colma.

L'ho vista a giugno e siccome m'era successo solo 2 volte in tutta la vita di vedere le lacrime nei suoi occhi, poi ho richiesto l'appuntamento un mese e mezzo dopo.

Ora che penso comunque di usare questa possibilità lo posso fare ogni 20 giorni, per 10 minuti, sempre con una finestra in mezzo.

Lei vive lì, in reparto, esce in terrazzo al 3 piano per la merenda, non vede noi (si contano sulle dita delle mani le persone che riconosce e non si sa per quanto lo continuerà a fare), i suoi nipotini, il cane, il gatto, l'erba, i fiori che tanto amava raccogliere anche nella malattia, la pioggia o il vento da febbraio.

Soprattutto non capisce il perché.

E quando ci vede al telefono o dal vetro, si emoziona.

Sì, si emoziona.

Non le è rimasto tanto altro di degno di nota, un'emozione ogni 20 giorni.

E brucia, dio se brucia questa cosa.

Cosa si può fare mentre fuori il mondo ha ripreso a girare a manetta?

Qui sembra niente, ma io sono certa che si possa fare qualcosa di più, con pacatezza, in sicurezza...

| Scritto di getto per tutti quelli che non sanno, per tutti quelli che potrebbero fare qualcosa, per tutti quelli che mi chiedono "ma la Mamma come sta?" e non so cosa rispondere |