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Thu, Feb

Don Donato Valentini ci ha lasciati

Val Rendena
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          Lunedì 18 gennaio, a Roma, è venuto a mancare don Donato Valentini: il sacerdote salesiano rendenese che tanta orma ha lasciato di sé. Nato a Javrè nelle Giudicarie, il 6 maggio 1926, dopo le Elementari in paese seguì i propri studi presso l’Istituto Salesiano di Trento, quindi nelle varie sedi nel Veneto con la professione religiosa nel 1944 e l’ordinazione sacerdotale il 7 dicembre 1954. Impegnato negli studi di indagine conoscitiva, frequentò a Roma la Pontificia Università Gregoriana conseguendo vari titoli accademici fra cui la laurea in teologia. Non era che all’inizio del suo lungo cammino di studi e di conseguimento di riconoscimenti nell’ambito della ricerca e, quindi, di professore presso il Pontificio Ateneo Salesiano di Roma presso il quale svolse la sua preziosa attività di docente, pure impegnato, nel contempo, alla compilazione e stampa di vari volumi di alto prestigio scientifico. Furono gli anni in cui si trovò a collaborare con l’allora cardinale Ratzingher (poi Papa) e con altri prelati della curia romana. L’elencare i suoi meriti accademici  e specialmente i riferimenti ai suoi studi nel campo della teologia diventerebbe troppo lungo e fuori dalla portata nei non addetti ai lavori; va tuttavia sottolineato l’alto prestigio in cui era tenuto in patria ed all’estero come vero esperto in materia.

 

 

            In Giudicarie, e specialmente nella sua Val Rendena quando vi risiedeva durante le vacanze estive, è ricordato per il suo composto atteggiamento di studioso, per la sua partecipazione all’apostolato parrocchiale sia a Javrè ma soprattutto a Madonna di Campiglio, dove ebbe modo di godere pure della sua passione per l’alta montagna frequentando guide alpine di gran fama, con le quali era entrato in vicendevole amicizia, scalando con loro e grazie a loro le pareti più belle e suggestive del Gruppo di Brenta.

 

            Hanno fatto cronaca in valle varie manifestazioni, nelle quali la figura dell’esimio studioso è stata al centro dell’attenzione di un sempre folto pubblico. A conclusione di uno dei più suggestivi di quegli incontri l’avevo così riassunto: «A don Donato, date le sue eccellenti doti intellettuali di studioso, è stato assegnato il compito della ricerca e dell’insegnamento: un’attività che, in tanti anni di incessante dedizione, gli ha fatto toccare cime eccelse. Una vita salesiana vissuta con convinzione e con l’ininterrotto dono di sé agli altri; una dedizione certamente non facile ma resa possibile da quell’adesione convinta e sincera alla propria vocazione religiosa e sacerdotale che in don Donato è sempre stata visibile ed evidenziabile. Sento in me la certezza - e per questo sto dandone testimonianza - che don Donato ha realizzato gli intenti della sua vita perché sorretto dal suo amore e dalla sua fedeltà sia al proprio paesello natìo di Javrè sia alla Congregazione salesiana: due pilastri a sostegno delle sue scelte umane e religiose e delle sue indubbie ed esemplari conquiste sia religiose che accademiche, sia nell’ambito della sua Congregazione che della società e delle nostre Giudicarie».

            Mi auguro che possa essere ricordato per quanto ha saputo seminare e donare, sia ai suoi studenti sparsi in tutto il mondo, sia per le orme lasciate anche in Trentino e specie nella “sua” Rendena.